Abruzzo. I pensionati abruzzesi dicono no al taglio delle pensioni di reversibilità


18 febbraio 2015 - Il governo ha annunciato in questi giorni che per finanziare il Piano nazionale contro la povertà intende sottrarre risorse alle famiglie e ai cittadini, colpendo, ancora una volta, coloro che stanno subendo maggiormente gli effetti e le gravi conseguenze della crisi di questi anni.
“Nella proposta di legge delega sulla povertà si prevede una ‘razionalizzazione’ delle prestazioni assistenziali, anche di natura previdenziale, introducendo principi di selettività tramite l’applicazione dell'indicatore del reddito (Isee).
È impensabile che il Governo voglia mettere ancora le mani sulla pensioni ed in particolare sulle pensioni ai superstiti, che sono pagate con i contributi dei lavoratori, colpendo le persone che hanno più bisogno, specie dopo la scomparsa del proprio caro”, - dichiarano Luigi Pietrosimone, Segretario Generale FNP CISL AbruzzoMolise, e Maurizio Spina, Segretario Generale CISL AbruzzoMolise
Saranno soprattutto le donne a subire questa scelta sbagliata.
Infatti, in base ai dati contenuti nel Bilancio sociale dell’INPS, in Abruzzo sono 96.153 le persone che percepiscono la pensione di reversibilità, che corrisponde al 30% dei pensionati abruzzesi, e l'importo medio della pensione di reversibilità e di poco superiore alle 400 euro mensili. Le donne che ne usufruiscono, rappresentano l’80% del totale.
“Come CISL, anche con le altre Organizzazioni Sindacali, cercheremo di contrastare ogni tentativo di fare cassa e chiederemo al Governo di aprire un confronto per scongiurare ulteriori scempi sul tema delle pensioni, - continuano i due Segretari della FNP CISL e della CISL AbruzzoMolise".
“È importante aprire un tavolo di confronto per restituire equità, solidarietà e flessibilità al sistema pensionistico ed evitare tagli e provvedimenti che intendono colpire le pensioni di reversibilità, sia quelle in essere, che quelle future.
Chiediamo, anche alla classe politica abruzzese di intervenire per far fare al Governo un passo indietro e scongiurare che venga adottata una norma che renderebbe ancora più poveri pensionate e pensionati che vivono già situazioni di disagio. Non si tratta di salvaguardare uno status, ma il frutto di anni di lavoro e sacrifici, concludono Luigi Pietrosimone e Maurizio Spina”.

 

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