Sicilia. Ue, insularità, Regione e Ars disertano il confronto

Il 4 febbraio il Parlamento europeo ha riconosciuto la particolare condizione di Sicilia e Sardegna: una Risoluzione che apre la strada a vantaggi e opportunità. Ma al primo confronto sul tema, Regione e Ars non si presentano. Cisl: “Siamo perplessi”

“Che senso ha? Il Parlamento Ue riconosce la 'condizione di insularità' di Sicilia e Sardegna, un’opportunità che apre scenari di straordinario interesse, e Regione e Ars non si presentano al tavolo in cui si discute, per la prima volta, dei temi legati alla decisione di Strasburgo”. È perplessa la Cisl Sicilia che stamani, col segretario generale Mimmo Milazzo, ha preso parte all’incontro su “Opportunità, diritti e risorse” che scaturiscono dalla Risoluzione Ue. Quel provvedimento apre la strada all’abbattimento dei costi delle tratte marittime, ferroviarie e aeree e a misure di fiscalità compensativa attraverso zone franche. Non a caso, anche l’associazione sarda degli amministratori locali (Asael) è intervenuta nella discussione. Che organizzata dall’Asael siciliana e dal Comune di Palermo, ha registrato l’intervento anche di Michela Giuffrida, europarlamentare e relatrice del provvedimento per il gruppo S&D. E proprio Giuffrida, illustrando la Risoluzione del 4 febbraio, ha rimarcato che “dalla nuova programmazione Ue, quella che succederà al 2020, non arriveranno più alla Sicilia le risorse su cui, seppur malamente, ha potuto far leva in questi anni. La nuova programmazione europea, alla quale si sta già lavorando, avrà al centro altre priorità. Segnatamente le politiche per l’immigrazione e quelle per la sicurezza. Dunque, l’insularità, che applica l’articolo 174 del trattato Ue, offre alla regione una ciambella di salvataggio”. Per Milazzo, “il dopo 2020 è dietro l’angolo mentre non sono neppure partiti i fondi 2014-2010 e le risorse delle precedenti programmazioni non hanno prodotto alcun sensibile incremento di sviluppo”. E aggiunge, il segretario, che “un ruolo importante, nella logica della Risoluzione, dovrebbero averlo pure le Città metropolitane. Un ruolo di sollecitazione e di governo. Ma anche la riforma delle Autonomia locali, in Sicilia resta appesa al filo”. A disegnare il quadro in cui si inserisce la decisione adottata dal Parlamento di Strasburgo con 495 voti su 693 votanti, è stato Pietro Busetta, statistico economico e presidente della fondazione Curella. “Nel Sud e in Sicilia il rapporto occupati-abitanti è di uno a quattro. In Emilia e nel Centro-Nord in generale, di uno a due. Servirebbero almeno 900 mila nuovi posti di lavoro in Sicilia, tre milioni-tre milioni e mezzo in tutto il Sud”. Per Busetta, basta questo a spiegare l’urgenza di politiche centrate sull’attrazione degli investimenti dall’esterno dell’area e sulla fiscalità di vantaggio. “Governo regionale e governo nazionale, soprattutto Ars e Palazzo d’Orleans, non hanno più alibi”, incalza la Cisl. “A meno che non vogliano fare del gap che la Sicilia vive, una mera declamazione da comizi”.

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