Emilia Romagna. I lavoratori di Poste italiane di Modena e provincia alla manifestazione del 4 novembre di Bologna contro la privatizzazione

Modena, 2 novembre 2016. Sono un migliaio a Modena e provincia i lavoratori di Poste Italiane spa interessati allo sciopero nazionale proclamato per venerdì 4 novembre dalle segreterie nazionali dei sindacati Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal.Com e Ugl Com. L’astensione dal lavoro dura l’intera giornata di venerdì, con manifestazioni in ogni regione (per l’Emilia-Romagna si terrà a Bologna). «A un anno dal primo collocamento azionario di oltre il 30 per cento, la decisione del Consiglio dei Ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7 per cento e il conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35 per cento del capitale, con l’uscita definitiva del Ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane – affermano i sindacati – Questa è una privatizzazione che ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per abbassare il debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane sul territorio nazionale. Già ora si assiste ai reiterati interventi di chiusura degli uffici postali nelle zone più disagiate e al recapito della corrispondenza a giorni alterni, scelta contestata recentemente dal Parlamento europeo, compromettendo la qualità e universalità del servizio». Le segreterie nazionali di categoria ritengono grave e antieconomica l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 a oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi e versato consistenti dividendi al Ministero dell’Economia, quindi alla collettività, quale azionista di riferimento. «Con questa operazione il governo viene meno, dopo 160 anni di Poste Italiane, al dovere di garantire un servizio essenziale alla cittadinanza e alle sue fasce sociali più deboli – sottolineano Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal.Com e Ugl Com - Lo Stato, con la prima tranche collocata sul mercato lo scorso anno, ha rinunciato a una “rendita vitalizia” di circa 150 milioni di euro annui in termini di dividendi; la cifra si raddoppia se il governo ritira il decreto sulla privatizzazione. Una privatizzazione totale di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e lavoro dei dipendenti, grazie ai quali le Poste hanno raggiunto una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia, ma anche l’unitarietà dell’azienda e la sua tenuta occupazionale. Privatizzare Poste Italiane può celare la volontà di togliere dal mercato l’unico concorrente scomodo delle banche, oggi troppo spesso nell’occhio del ciclone della finanza speculativa. Attraverso Poste Italiane – aggiungono i sindacati - passa anche la democratizzazione del risparmio nel nostro Paese, per costi, trasparenza e rendimenti garantiti, con i 500 miliardi di euro raccolti ogni anno dal risparmio postale negli oltre 13 mila uffici postali. Mentre il management di Poste Italiane in questi giorni è impegnato in ulteriori acquisizioni societarie nel campo finanziario, la concorrenza continua a erodere fette di mercato al suo core business tradizionale, vedi i competitors privati con il ritiro delle spedizioni nelle edicole e l’accordo sul pagamento delle bollette nelle farmacie. È uno scenario che – concludono Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal.Com e Ugl Com - comporterà un’ulteriore chiusura di uffici postali, con un impatto negativo sulle comunità locali e una riduzione dei posti di lavoro».

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