• Grandi temi
  • Europa - Mondo - Politiche migratorie

Berlino 2014: terzo Congresso della Confederazione Internazionale dei Sindacati

Berlino 2014: terzo Congresso della Confederazione Internazionale dei Sindacati La Confederazione Internazionale dei Sindacati CSI realizza il suo terzo Congresso a Berlino, dopo la storica unificazione sindacale tra ICFTU e CMT nel 2006 a Vienna (1° Congresso) ed il secondo appuntamento di Vancouver del 2010. Nel 2006 fu eletto Segretario Generale Guy Ryder, diventato poi nel 2013, prima volta nella storia per un esponente del movimento sindacale, Direttore Generale dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Nel 2010 assume la carica di Segretario Generale l’australiana Sharon Burrow, che è candidata alla elezione per un secondo mandato nell’appuntamento di Berlino 2014. Un generale equilibrio nella rappresentanza delle realtà geografiche, ma anche delle diverse storie e culture sindacali mondiali, è assicurato dal ruolo del Presidente e dei Vice presidenti della Confederazione. Lasceranno quest’anno il ruolo di Presidente Michael Sommer (della DGB tedesca) ed i vicepresidenti Nair Goulart (Forca Sindical Brasile) e Luc Corteebeck (CSC Belgio). Dopo un lungo negoziato nell’ultima riunione del Comitato Esecutivo della CSI, dove gli europei (soprattutto il gruppo dei sindacati “latini”) hanno giocato un forte ruolo mostrando compattezza e determinazione nelle indicazioni, ci sarà la raccomandazione dello stesso Esecutivo al Congresso per l’elezione dei seguenti candidati: Joao Felicio, Segretario di Politiche Internazionali della CUT Brasile, quale prossimo Presidente della Confederazione, i due vicepresidenti Karl Peter Thorwaldsson (LO Norvegia) e Maria Fernanda Carvalho Francisco ( UNTA Angola). Resteranno invariati al Congresso di Berlino gli assetti delle “Regionali” continentali della CSI, i cui Segretari Generali saranno eletti dai rispettivi Congressi: per la CSI Africa il Segretario Generale è il ghanese Kwasi Adu-Amankwah, per la CSI Americhe il paraguayano Victor Baez, per la CSI-Asia il giapponese Noriyuki Suzuki, per la CSI- PERC (Europa) la francese Bernadette Segol, che è anche Segretaria Generale della Confederazione Europea dei Sindacati. Il primo “paperless” (letteralmente “senza documenti cartacei”) Congresso della storia del sindacato mondiale si annuncia con novità molto forti sul piano della comunicazione e della partecipazione: la faranno da padrone i “social network”, si interverrà non in modo tradizionale ma attraverso “face book” e soprattutto “twitter”, mezzi ormai appannaggio di tutti i 1500 delegati che arriveranno a Berlino da ogni continente. I lavori si svolgeranno al City Cube, una struttura totalmente nuova e molto funzionale nella capitale tedesca. Al suo terzo Congresso mondiale la CSI si presenta con176 milioni di lavoratori iscritti in 325 Confederazioni provenienti da 161 paesi. “Costruire il potere dei lavoratori” sarà il tema centrale del Congresso, con analisi sullo stato dell’economia mondiale e sulle diseguaglianze, il ruolo del sindacato e la forza del lavoro mondiale, le azioni in campo climatico e l’impegno per Pace e Democrazia; tre le aree tematiche da sviluppare in sub-plenarie: la “Crescita del sindacato”, con l’ambizioso obiettivo di 20 milioni di nuove iscrizioni, “Occupazione sostenibile, redditi sicuri e protezione sociale”, infine “Realizzare i diritti”. La Confederazione Internazionale dei Sindacati rappresenta un insieme eterogeneo ma allo stesso tempo politicamente ben definito e strutturato intorno alle caratteristiche delle proprie Organizzazioni affiliate nei cinque continenti: la rappresentatività, l’autonomia e l’indipendenza. Sul piano internazionale oltre alla CSI esiste ancora la Federazione Sindacale Mondiale (di origine comunista), con pochissime organizzazioni affiliate (il sindacato cubano, la COB boliviana, una organizzazione irakena…mentre tutti i sindacati, a partire da quelli russi che ne avevano tracciato la storia durante l’epoca sovietica, sono oggi affiliati alla CSI) e soprattutto il grande sindacato cinese, con centinaia di milioni di lavoratori affiliati ma una più che dubbia indipendenza delle proprie strutture, pur se si assiste a qualche timido cambiamento. Grandissima la sfida che subito la CSI ha dovuto affrontare nei primi anni dopo la sua costituzione, con una crisi finanziaria ed economica di proporzioni vastissime che ha piegato l’economia mondiale e colpito soprattutto i lavoratori e le loro famiglie in tutte le latitudini, crisi di cui ancora non si riesce a vedere nitidamente una uscita convincente. Ma proprio in questa congiuntura difficile la CSI ha consolidato un suo ruolo, definito nel corso degli ultimi 20 anni, quando ancora era in costruzione l’unità delle correnti del sindacalismo “libero” dell’ICFTU e di quello “cristiano” della CMT. Ci si riferisce alla capacità di confronto con le grandi Istituzioni finanziarie, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, ed alla sostanziale accettazione della CSI quale interlocutore riconosciuto ed autorevole da parte delle formazioni che sono andate via via definendosi del G7, poi G8 e infine G20, praticamente l’”ensamble”dei Governi delle Nazioni economicamente più forti del pianeta, capaci di controllare e determinare gli equilibri delle produzioni e degli scambi commerciali globali. Qualche breve cenno sulle ultime posizioni sostenute dalla CSI su queste piattaforme internazionali. La Confederazione Internazionale ha messo sul banco degli imputati tutti i governi che hanno abbandonato troppo presto il sostegno alla ripresa, continuando solo con politiche di contrazione fiscale e di austerità che hanno ridotto la domanda globale, ed insieme a questi governi anche le Istituzioni Internazionali incapaci di affrontare le disfunzioni del sistema finanziario che sono state a monte la vera causa della crisi mondiale. Istituzioni internazionali e Governi ancora balbettano nel misurarsi con l’onere dei debiti sovrani, ostacolo evidente alla ripresa economica: la CSI ha chiesto al FMI di non promuovere solo deregolamentazione del mercato del lavoro, ma sostegno per politiche a favore di uno sviluppo sostenibile e di una crescita che favorisca aumento di posti di lavoro. Ha insistito, proponendo una serie di azioni possibili, perché il FMI, insieme alla Banca Mondiale e al Comitato di Stabilità Finanziaria, proceda ad una nuova regolamentazione del settore finanziario, affinché quest’ultimo possa essere davvero funzionale alle esigenze dell’economia reale. Alle ultime riunioni del G20, in Francia, poi in Messico ed infine nel 2013 in Russia, la CSI ha proposto di aumentare la domanda aggregata per rilanciare crescita e posti di lavoro, ha sottolineato la necessità di una intesa forte con le Istituzioni sui meccanismi di redistribuzione e sul rispetto dei diritti fondamentali, pronta a reindirizzare anche le ingenti risorse dei fondi pensione dei lavoratori verso riforme dei sistemi produttivi in un quadro di “green economy”. Il Sindacato mondiale si oppone alla deregolamentazione del lavoro ed insiste per una applicazione universale della Tassa sulle transazioni finanziarie. Ripresa economica basata sull’occupazione intensiva, sostegno ai servizi pubblici, ambiente sostenibile, sono tutti obiettivi raggiungibili con i fondi che possono scaturire dalla imposta sulle transazioni finanziarie e il Fondo Monetario Internazionale è chiamato a coordinare il maggior numero di paesi possibile per rendere efficace questa misura straordinaria. Oggi la crescita “sostenibile”, “verde” e inclusiva, la creazione di posti di lavoro di qualità, la regolazione dei sistemi finanziari, le riforme dei sistemi fiscali, sono i temi sul tavolo dei Ministri del lavoro e delle finanze del G 20, con proposte molto nette con cui si invitano i Governi del G20 a tradurre gli impegni passati e futuri in politiche concrete. Questi i punti chiave dell’ultimo Labour 20 a Mosca, la piattaforma sindacale del G20, nella quale la CSI gioca a tutto campo, rappresentando nel contempo i sindacati dei paesi più forti ma anche i sindacati dei paesi più arretrati e poveri: superamento delle politiche di austerità per aumentare la domanda, investimento in infrastrutture, eliminazione dell’evasione fiscale delle multinazionali, investimenti in programmi attivi del mercato del lavoro con attenzione ai giovani, riduzione delle disuguaglianze aumentando i redditi bassi, riduzione dell’informalità e sostegno all’impiego nelle piccole e medie imprese, rispetto infine degli impegni già assunti dal G20 attraverso la “Task force” per l’occupazione. Dall’inizio della crisi nel 2008 ci sono state 8 riunioni del G20, i Ministri delle Finanze si sono riuniti ben 20 volte mentre soltanto tre sono stati gli appuntamenti dei Ministri del Lavoro e soltanto una volta si sono riuniti congiuntamente i Ministri del Lavoro e quelli delle Finanze. I Sindacati del G20 hanno elaborato già 11 posizioni ufficiali con documenti che tengono conto delle risoluzioni dei Consigli Generali della CSI. Quest’anno la Cisl, con il suo Segretario Generale Bonanni, dovrà rappresentare unitariamente i sindacati italiani nella delegazione della CSI che parteciperà all’appuntamento del G20 a novembre in Australia. Giuseppe Iuliano - CISL Politiche Internazionali

Stampa

Questo sito utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti per la gestione delle statistiche. Leggi l'informativa per sapere di più; proseguendo nella navigazione accetti l’uso dei cookies.