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Il Consiglio di Stato conferma il no alla conversione del permesso di soggiorno per motivi religiosi in lavoro subordinato

Una recente circolare del Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione – ha fornito chiarimenti in merito alla richiesta di conversione del permesso di soggiorno per motivi religiosi in permesso di soggiorno per lavoro subordinato, fattispecie non contemplata dalla normativa specifica prevista dall’art. 14 del DPR n. 394/1999.

Al fine di dirimere in via definitiva le diverse interpretazioni della giurisprudenza amministrativa che si sono susseguite a riguardo, il Ministero ha richiesto al Consiglio di Stato di sciogliere i relativi dubbi interpretativi.

Il Consiglio di Stato, con parere n. 1048/2015, ha confermato l’orientamento del Ministero sostenendo, in mancanza di norma specifica, l’impossibilità di conversione del permesso in questione e precisando, tra le altre cose, che “l’unica ragione per la quale un cittadino straniero ottiene il permesso di soggiorno per motivi religiosi è quella di svolgere nel territorio nazionale l’attività strettamente collegata al proprio ministero religioso e che se tali presupposti vengono meno – perché il titolare di tale permesso intende dedicarsi ad attività lavorativa – viene a mancare l’unico presupposto di entrata e di permanenza nel territorio nazionale.....oltre a ciò, tali permessi non sottostanno alle restrizioni quantitative fissate per i permessi di lavoro e, qualora commutati, influirebbero sulla par condicio a carico dei richiedenti non privilegiati”.

Pertanto, la normativa vigente non consente di accogliere richieste di conversione del permesso di soggiorno per motivi religiosi in permesso di soggiorno per lavoro.

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