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Jobs act. Le posizioni di Cgil, Cisl, Uil sul riordino dei servizi per l'impiego e delle politiche attive delineato dal Dlgs 150/2015

31 marzo 2016 - "Politiche attive: una necessità urgente per il lavoro, per i lavoratori, per il Paese" il documento Cgil, Cisl e Uil distribuito nel corso del seminario che si è tenuto il 30 marzo a Roma sulle politiche attive del lavoro, che riassume le posizioni delle Confederazioni sul riordino dei servizi per l'impiego e delle politiche attive delineato dal Dlgs 150/2015 attuativo del Jobs Act.

Per i sindacati "le politiche attive possono realmente esercitare un ruolo di sostegno per i lavoratori, i giovani, occupati e no" ma "per fare ciò occorrerebbe tuttavia, investire su di esse con significative risorse aggiuntive certe e quindi non frutto di possibili economie. Il loro buon funzionamento - si legge nel documento congiunto di Cgil, Cisl e UIl -  può determinare condizioni capaci di assorbire, almeno in parte, le storiche contraddizioni di un mercato del lavoro nazionale privo, fino ad oggi di un sistema di politiche attive, di una cultura ed una strutturazione dei servizi all' impiego che solo grazie ad un reale cambio di indirizzo potrebbe, nel tempo, produrre i risultati che l'ultima riforma del lavoro promette ma ancora non sostiene".

"La nota 'seconda gamba' di riforma del mercato del lavoro  quella che dovrebbe accompagnare le scelte in materia di politiche passive, nuovi ammortizzatori sociali in costanza di rapporto di lavoro e nuova disciplina in caso di disoccupazione involontaria e di ricollocazione dei lavoratori disoccupati - secondo Cgil, Cisl, Uil - ad oggi non può ancora muovere passo in ragione della pesante inerzia del Governo in merito, a partire dall'avvio effettivo e formale, di tutti gli adempimenti legislativi previsti per l'entrata in funzione dell'ANPAL, Agenzia Nazionale per le Politiche Attive del Lavoro.

Nel ritenere condivisibile che la gestione delle politiche attive per il lavoro risieda nelle responsabilità di un unico impianto pubblico e nazionale, giudichiamo doveroso segnalare il rischio che la gestione dell'Art. 11 DL.150/15, ovvero l'organizzazione dei servizi per il lavoro e delle politiche attive del lavoro a livello regionale e delle Province Autonome, da realizzarsi attraverso l'attuazione di singole Convenzioni tra MLePS e le Regioni stesse, possa determinare un'eccessiva diversificazione di risorse, strumenti a disposizione e quindi anche di risultati". (continua...)

 

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