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Le osservazioni e le proposte della CISL in merito al disegno di legge di riforma della scuola

In sintesi  i punti su cui è più urgente un intervento emendativo:

  • pur apprezzando l’investimento finanziario per le assunzioni dei precari non possiamo non considerare l’ingiustizia di aver escluso quei lavoratori che prestano servizio da più di tre anni e che non essendo inseriti nelle graduatorie ad esaurimento non saranno assunti. Chiediamo pertanto un piano di assunzioni graduale che dia garanzia a questi lavoratori, nel rispetto della pronuncia della Corte Europea di Giustizia e memori della sanzione che l’Italia ha ricevuto proprio su questo punto;
  • ribadiamo la nostra ferma contrarietà alle disposizioni concernenti i contratti a tempo determinato e la loro reiterazione, per la quale siamo stati sanzionati dalla Commissione Europea. Prevedere il licenziamento dei lavoratori che raggiungono i tre anni di contratto non scoraggerà l’abuso del lavoro precario bensì finirà per ampliare la platea dei lavoratori interessati al fenomeno. È quindi necessario prevedere misure ad hoc per garantire la graduale e progressiva stabilizzazione di questi lavoratori.
  • il sistema della chiamata diretta del docente da parte del dirigente scolastico e dell’affidamento dell’incarico triennale deve essere rivisto perché creerà pesanti problemi applicativi ed un’eccessiva burocratizzazione del sistema che mal si concilia con la semplificazione e lo snellimento delle procedure. L’incarico triennale, inoltre, non garantisce la continuità e la stabilità necessarie al conseguimento degli obiettivi formativi e didattici per gli studenti, soprattutto nelle materie fondamentali del curricolo;
  • apprezziamo il parziale recupero e la valorizzazione del ruolo della collegialità nella governance della scuola rispetto ad un’accentuazione del potere del dirigente scolastico cui si conferiscono deleghe di fatto unilaterali e illimitate, chiediamo però che la Commissione formuli ulteriori correttivi per garantire un’effettiva separazione ed equilibrio, come avviene in tutto il pubblico impiego, tra il ruolo di indirizzo che spetta al collegio docenti e agli organi collegiali ed il ruolo di gestione che compete al dirigente scolastico;
  • non è invece accettabile il modo in cui si intende normare il processo di valutazione dei docenti attribuendo, impropriamente, a soggetti non competenti e adeguatamente preparati, un ruolo di vera e propria autorità salariale laddove le valutazioni espresse incideranno direttamente sul livello delle retribuzioni dei docenti italiani. 

È invece urgente definire un efficace modello di valutazione strutturato, di tipo istituzionale, affidato a soggetti di esperienza e comprovata competenza, che sia utile anche a valutare la figura del dirigente scolastico.

Rivendichiamo con forza che la definizione dei criteri di ripartizione del salario accessorio sia riservata alla contrattazione collettiva a livello decentrato, di istituto, che ha già dimostrato di garantire con equilibrio, e in coerenza alla specificità dei contesti, una funzione redistributiva trasparente e di effettiva premialità, legata ad obiettivi chiari e condivisi. Sarebbe opportuno valorizzare il ruolo della contrattazione in alternativa ad una rigida ed eccessiva legificazione, anche per consentire alle istituzioni scolastiche di attrezzarsi meglio e meglio rispondere, allocando strategicamente risorse economiche e funzionali sulla base delle specifiche esigenze e dei fabbisogni (si pensi ad es. ai fabbisogni delle cd. “aree a rischio” che richiedono alle scuole capacità e strumenti di lettura, presidio ed intervento – ai vari livelli didattici, metodologici, organizzativi, relazionali rispetto al territorio e alle comunità – ulteriori e diversificati..). 

Anche se il numero delle deleghe al Governo si è notevolmente ridotto, riaffermiamo la nostra contrarietà alla scelta di questo strumento, che non consente innanzitutto al Parlamento, quindi alla società civile, di portare il contributo necessario alla revisione di temi decisivi per il miglioramento della scuola italiana che, inoltre, meriterebbero investimenti e sostegni ben più idonei di quelli attuali.

Roma, 27 maggio 2015

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