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Reddito d'inclusione sociale, la proposta dell'Allenza contro la Povertà: cosa è, chi sono i promotori, chi puo' beneficiarne

Cos’è il Reis? E'un sostegno economico che viene fornito a tutti coloro che si trovano al di sotto della soglia di povertà assoluta, congiuntamente ad una serie di strumenti, forniti al livello comunale, volti alla reintroduzione socio lavorativa dei soggetti interessati sulla base di un patto per l’inclusione.

Perché introdurre il Reis? La creazione di un simile strumento risulta ormai una necessità socio economica, dato il forte aumento delle persone in povertà (in particolare in severa deprivazione materiale) nell’ultimo triennio in tutto il territorio nazionale, prevalentemente a causa della crisi economica. Si tratterebbe inoltre di un potente strumento di rilancio dei consumi, in quanto gli interessati presentano una propensione al consumo nettamente superiore alla media della popolazione. L’introduzione del Reis serve infine a coprire un gap verso i nostri partner europei, che ci vede accomunati solo alla Grecia nel non disporre ancora di alcuna tipologia di sostegno al reddito contro la povertà.

Soggetti beneficiari. Le famiglie che hanno un reddito al di sotto della soglia di povertà assoluta, che presentano un Isee inferiore ad un determinato valore (12.000€). Il reddito dichiarato è soggetto ad un controllo ed eventualmente ad una modifica tramite il confronto con un reddito presunto.

L’importo. Si calcola tramite la seguente formula [Trasferimento = Soglia di povertà –  reddito disponibile della famiglia]. Il trasferimento massimo corrisponde alla soglia di povertà, è calcolato come media dai dati ufficiali attraverso apposite simulazioni e varia in base alla composizione familiare sulla base di una scala di equivalenza (da 400€ per un single a 1.280€ per una famiglia con 5 componenti). L’importo è maggiorato per le famiglie in affitto per tener conto del  maggior onere al quale sono sottoposte (viene sostanzialmente rimborsato il 75% del canone di locazione). L’entità del trasferimento si colloca in una posizione intermedia rispetto a quello vigente nei principali partner europei (Francia, Germania, Spagna UK).

Anno d’introduzione e periodo transitorio.  Il Reis dovrebbe essere introdotto nel 2016, tuttavia, considerati i difficili equilibri di finanza pubblica, nonché la necessità di creare un sistema adeguato alla sua buona operatività, è possibile immaginarne un’introduzione diluita in quattro anni (2016-2019) con una progressiva copertura dei soggetti in condizione di povertà ed un finanziamento da parte dello Stato crescente nel tempo.

Effetti sulla popolazione. Nel caso vi sia un take up del 100%, le famiglie beneficiate sarebbero circa 1,5 milioni (pari al 6% del totale, dislocate per il 45% al centro nord e per il restante 55% nel meridione) per un trasferimento medio a famiglia intorno ai 400 euro mensili. Nel caso il take up fosse del 75% il numero di famiglie beneficiate scenderebbe a 1,1 milioni (pari al 4,5% del totale).

Soggetti coinvolti. Il Ministero del Welfare e l’INPS al livello centrale; le Regioni con ruolo di raccordo tra centro e periferia; al livello territoriale i Comuni riuniti eventualmente in consorzi, il Terzo Settore, i centri per l’impiego, i distretti sanitari, gli istituti scolastici e gli istituti regionali di formazione.

Promotori. I componenti dell' “Alleanza contro la povertà in Italia” ovvero oltre 30 tra organizzazioni ed associazioni di categoria (tra le quali: Acli, Anci, Caritas Italiana, Cgil-Cisl-Uil, Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, Fio-PSD, Forum Nazionale del Terzo Settore, Save the Children).

Elaborazione proposta. E' frutto del lavoro congiunto di un “gruppo scientifico”, composto da una decina di docenti universitari (tra i quali: M. Baldini, C. Gori, F. Pesaresi, S. Sacchi), che ha immaginato ed elaborato diverse possibili modifiche della prima versione del Reis (anticipata da Acli e Caritas lo scorso anno), ed un “gruppo tecnico”, composto da alcuni rappresentanti delle organizzazioni facenti parte dell’Alleanza (con l’importante apporto della Cisl), che ha avuto l’incarico d’introdurre alcuni sostanziali miglioramenti che permettessero di meglio adattare la proposta alla realtà, facendo tesoro dell’esperienza di tali organizzazioni sul territorio. La proposta è dunque scaturita da una serie di analisi ed incontri tra i soggetti appartenenti ai due gruppi sopra indicati che si sono tenuti tra il 2013 ed il 2014 con il coordinamento delle Acli.

Passaggi politici. Il frutto e lo scopo della proposta, pienamente condivisi, sono stati anticipati al Presidente della Repubblica da una delegazione dell’Alleanza (composta dai Segretari Confederali delle Politiche Sociali di Cgil,Cisl e Uil, dal presidente delle Acli e dal prof. Gori) a luglio 2014.
La proposta è stata presentata pubblicamente al Cnel, alla presenza del Sottosegretario al ministero del Lavoro, ad ottobre 2014.
La proposta è stata presentata e consegnata al Sottosegretario per la Presidenza del Consiglio a Marzo 2015, che l’ha accolta.
Il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ha sostenuto, nel corso di un incontro pubblico con l’Alleanza a luglio 2015, che il Reis costituisce un ottimo punto di riferimento per una riforma che introduca un reddito minimo.
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio De Vincenti, nel corso della presentazione del Rapporto Caritas a settembre 2015, ha sostenuto la necessità di aprire un tavolo di confronto con i rappresentanti dell’Alleanza per introdurre un sostegno minimo al reddito che parta dalla proposta del Reis.
Vi sono stati negli ultimi mesi diversi incontri con i capigruppo di alcune principali forze politiche.

Costo per la PA. Nel caso vi sia un take up del 100% (ovvero tutte i potenziali beneficiari ottengano il Reis) il maggior onere a regime sarebbe pari a 7,3 miliardi di euro. Nel caso più verosimile in cui il take up fosse del 75% (ragionevole se prendiamo a confronto le sperimentazioni di reddito minimo della fine degli anni ’90) il costo per la PA sarebbe pari a 5,5 miliardi di euro ai quali si aggiungerebbero 1,6 miliardi per i servizi per complessivi 7,1 miliardi.

Percorsi d’inclusione sociale e lavorativa. Ispirandosi ai principi del welfare generativo sono previsti percorsi terapeutico riabilitativi, di sostegno alle responsabilità familiari, socio educativi e di alfabetizzazione, d’integrazione socio relazionale, nonché propriamente d’inclusione lavorativa, che coinvolgano sia le associazioni di volontariato sia il Terzo settore oltre ovviamente agli Enti Locali. Per l’inclusione lavorativa è previsto anche l’utilizzo del partenariato tra pubblico e privato.

Razionalizzazione. Il Reis non intende sostituire gli strumenti assistenziali oggi esistenti bensì solo quelli sperimentali contro la povertà: la Carta acquisti tradizionale e la nuova Social Card. Resta aperta la possibilità di collocare lo strumento in una più ampia riforma del welfare che razionalizzi gli odierni sistemi assistenziali.

Monitoraggio e valutazione. Trattandosi di un nuovo strumento, allo scopo di verificarne l’efficace operatività e di migliorarne le caratteristiche nel tempo, è contemplato un attento processo di monitoraggio che prevede: l’osservazione continua di una sessantina di ambiti-sentinella; un sistema informativo longitudinale sulle famiglie in difficoltà economica; indagini campionarie “a due onde” da effettuare prima dell’introduzione del Reis e un anno dopo.

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