Comitato Esecutivo del 15 marzo 2016

Il Comitato Esecutivo della CISL riunito a Roma il 15 marzo 2016 approva, dopo ampio dibattito, la relazione del segretario generale Annamaria Furlan. Il Comitato Esecutivo - a fronte dell’attuale situazione politica economica e sociale del paese e dei ripetuti attacchi rivolti al sindacato ed alla nostra organizzazione in particolare - individua alcune priorità di iniziativa.

SOSTENERE LA RIPRESA ECONOMICA E SOCIALE
La situazione economica del nostro Paese risulta ancora molto fragile. L’Italia è il Paese che nella comparazione internazionale ha subito il tracollo più grave degli investimenti, la disoccupazione si mantiene ancora a livelli elevati, specie nella componente giovanile e nel 2016 il livello procapite della spesa per consumi sarà ancora inferiore al periodo precrisi, cioè al 2007. I segnali di ripresa economica restano deboli e persino contraddittori. Le previsioni di crescita del PIL vengono continuamente riviste al ribasso. Permane un rischio di deflazione di segno recessivo. L’inversione positiva di tendenza rispetto all’andamento dell’occupazione si deve soprattutto agli incentivi messi in campo dal Jobs Act. Ma questa inversione di tendenza va sostenuta promuovendo uno sviluppo coordinato tra politiche attive e passive, vera chiave di volta di tutta la riforma del mercato del lavoro. Gli incentivi vanno collocati come una misura positiva ma in un quadro più ampio di scelte di politica economica in grado di rilanciare gli investimenti pubblici e privati, di attrarre investimenti dall’estero e di rilanciare la domanda interna sostenendo i consumi. Occorre inoltre mettere mano ad un vero ed organico piano di politiche industriali – punto cronico di debolezza del nostro sistema – in grado di sostenere il nostro sistema di imprese rispetto a rischi di sfaldamento e di perdita di competitività rispetto alla competizione internazionale.

PROMUOVERE UN’EUROPA PIU’ SOLIDALE, CHE SIA VOLANO PER LA CRESCITA
Le politiche rigoriste ed ultraliberiste di questi anni, segnate da una visione esclusivamente quantitativa della finanza pubblica, hanno fatto crescere nelle popolazioni un sentimento antieuropeista, che può essere contrastato e sconfitto soltanto dentro un quadro di riforme del Fiscal Compact attente alle necessità dell’economia reale e alle nuove emergenze sociali sul piano della domanda interna. 2 L’Unione europea deve fare molto di più, recuperando il dialogo con le popolazioni degli Stati dell’Unione europea che è finora mancato in grado di spiegare i benefici e i vantaggi dell’integrazione europea, in tutti i campi, a cominciare da quello economico, da quello fiscale e da quello delle protezioni sociali. Per quanto riguarda i problemi aperti dalle crisi e dall’instabilità politica dei Paesi del Medio – oriente e della Libia occorre esprimere una politica comune, assumendo una comune responsabilità sulla gestione delle frontiere, sui migranti e sui richiedenti asilo politico, che preservi gli accordi di Shengen e mantenga aperti appositi corridoi umanitari, in grado di far uscire dalle zone di guerra centinaia di migliaia di profughi, bambini e donne, senza sottoporli ai viaggi della speranza, che finiscono per consegnarli nelle mani della criminali senza scrupoli. Sul piano nazionale la strategia della riduzione della spesa pubblica e del rigore dei conti pubblici, imposta dall’Unione europea, ha provocato risultati complessivi di riduzione dei redditi da lavoro, degli investimenti pubblici e privati, delle opportunità di lavoro. Il Comitato esecutivo manifesta apprezzamento per le politiche monetarie annunciate nei giorni scorsi dal Governatore della BCE, Mario Draghi, ma rileva come queste non possano sostituire specifiche misure di politica industriale che restano indispensabili per sostenere l’occupazione. Il Comitato esecutivo della Cisl sostiene il Governo nella vertenza aperta con l’Europa per l’ottenimento di nuovi margini di flessibilità nel percorso di riduzione del debito e di pareggio del bilancio e lo invita a promuovere l’apertura di una nuova fase che porti ad una riforma strutturale del Fiscal compact per allargare l’ambito e gli spazi delle risorse disponibili per rilanciare la crescita e sostenere il lavoro.

POLITICHE FISCALI
Le misure di riduzione del carico fiscale realizzate con la legge di stabilità per il 2016 (con particolare riguardo al ripristino della detassazione sui premi di risultato erogati tramite la contrattazione di secondo livello, all’innalzamento della no tax area a beneficio dei pensionati, all’eliminazione della Tasi sulla prima casa di abitazione) possono contribuire a consolidare la ripresa economica ma appaiono, tuttavia, ancora troppo deboli per consolidare la crescita e per riassorbire l’elevato livello della disoccupazione, specie nella componente giovanile. Occorre invertire la priorità d’azione in materia di politica fiscale e trovare le risorse per realizzare una riduzione significativa dell’Irpef nell’orizzonte triennale di riferimento del Documento di economia e finanza, a cominciare con la riduzione delle imposte per i lavoratori dipendenti e per i pensionati e le famiglie che non hanno beneficiato degli 80 euro. Va altresì realizzato l’allargamento della disciplina della detassazione dei premi di 3 risultato erogati tramite la contrattazione di secondo livello anche nei comparti del pubblico impiego

SOSTENERE LA VERTENZA PER LA RIFORMA PENSIONISTICA
Il Comitato esecutivo impegna la Segreteria a sostenere la piattaforma unitaria “cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani”, attraverso il proseguimento della mobilitazione già avviata lo scorso 17 dicembre con gli attivi unitari interregionali dei delegati che si sono svolti a Bari, Firenze e Torino, chiedendo alle strutture territoriali di organizzare, per il 2 aprile p.v., a livello locale, iniziative e manifestazioni che diano visibilità alla vertenza su tutto il territorio nazionale, per ottenere obiettivi di miglioramento di norme che condannano le attuali generazioni ad andare in pensione sempre di più verso i 70 anni, senza tenere conto della pesantezza dei diversi lavori, i giovani che entrano sempre più tardi nel mercato del lavoro ad avere pensioni inadeguate e gli attuali pensionati a subire una continua svalutazione del proprio potere di acquisto. E’ necessario spingere il Governo ad avviare il confronto da tempo richiesto, vista la situazione del mercato del lavoro e l’innalzamento dei requisiti pensionistici legati all’aumento dell’aspettativa di vita, per trovare una nuova, più equa ed efficace sintesi che tenga insieme le ragioni della sostenibilità finanziaria e quelle della sostenibilità sociale. La sostenibilità finanziaria del sistema previdenziale resta legata alle dinamiche future di crescita e sviluppo del Paese. Per questo, accanto al tema della necessaria reintroduzione della flessibilità nell’accesso al pensionamento, occorre affrontare il tema dell'adeguatezza delle prestazioni pensionistiche, perché le pensioni di oggi e di domani svolgono e svolgeranno un ruolo essenziale nel sostegno dei consumi e della domanda interna, indispensabili per il consolidamento della nostra economia.

IL RUOLO DELLA CONTRATTAZIONE E DELLE PARTI SOCIALI
La recente proposta unitaria per un nuovo e moderno sistema di relazioni industriali rilancia il ruolo della contrattazione come fattore di sviluppo economico e sociale e riafferma l’importanza delle parti sociali anche come fattore di democrazia nel paese. Questo rappresenta un’importante risposta (ma non un blocco) rispetto all’iniziativa del Governo volta a prefigurare un intervento di legge ad ampio spettro sulle questioni centrali patrimonio delle parti sociali: rappresentanza, struttura della contrattazione, salario minimo. L’apertura dei tavoli di confronto con alcune organizzazioni imprenditoriali (ad oggi Confapi ed Artigiani) riveste, quindi, una fondamentale importanza di merito per il necessario ammodernamento delle relazioni industriali e di natura politica nella riaffermazione 4 dell’autonoma titolarità e capacità delle parti sociali di regolare i rapporti di lavoro nel paese. In questo ambito si rende anche necessario un grande impegno a tutti i livelli dell’organizzazione per rendere agibili gli accordi sulla rappresentanza attraverso una puntuale verifica ed aggiornamento dei dati di rappresentatività di natura associativa ed elettorale. Anche nella P.A. la contrattazione deve essere rilanciata per far diventare il confronto tra le Parti a livello nazionale e soprattutto con lo sviluppo e la diffusione per la contrattazione decentrata, una leva fondamentale per coniugare la tutela e valorizzazione del lavoro pubblico con la modernizzazione dei servizi pubblici e della Pubblica Amministrazione. Siamo impegnati a definire in tempi rapidi i nuovi comparti contrattuali per entrare nel merito dei rinnovi contrattuali e del confronto con il Governo per trovare risorse adeguate per gli incrementi retribuiti e una profonda innovazione delle relazioni sindacali e del modello contrattuale anche nei settori pubblici.

IL SOSTEGNO FISCALE ALLA CONTRATTAZIONE DI SECONDO LIVELLO
In questo quadro l’emanazione del Decreto che ripristina l’agevolazione fiscale per il salario di produttività contrattato (in attuazione di quanto previsto nella legge di stabilità 2016) costituisce una positiva novità come segno di fiducia nella contrattazione e perché introduce due rilevanti novità: un surplus di incentivo per le realtà che introducono piani di partecipazione dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro; il riconoscimento dell’agevolazione fiscale anche per il welfare di genesi contrattuale. Si tratta di due versanti strategici per l’implementazione di una contrattazione di secondo livello di qualità, in linea con la nostra impostazione contrattuale e con il documento unitario sui quali va assunta una vasta iniziativa di promozione e di diffusione nell’ambito più generale dello sviluppo in qualità e quantità della contrattazione di secondo livello. La Cisl continuerà ad operare con forza e sollecitudine sulla strada già chiaramente avviata dalla Segretaria Generale e dalla Segreteria Confederale, e assunta sia dal Comitato Esecutivo che dal Consiglio Generale, finalizzata a dare nuova e maggiore trasparenza, linearità, certezza e confine alle regole dell'organizzazione e ai comportamenti conseguenti dei suoi dirigenti. La Cisl sente fortemente questa necessità, che intende continuare a perseguire non certo per le pressioni e irruzioni mediatiche indulgenti a pubblici processi e giudizi sommari, ma come esclusivo dovere verso i suoi associati, unici titolati a giudicare, criticare e, scegliere, nelle forme sancite dallo Statuto, i suoi dirigenti, ad ogni livello, perché questa per la Cisl da quando è nata, è l'unica forma che garantisce la piena ed autentica autonomia e indipendenza di ogni libera associazione democratica.

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