Scuola. Gissi (Cisl Scuola): sulla mobilità dei docenti i nodi vengono al pettine. La contrattazione è opportunità per fare meglio, non un “freno alle riforme”

“Non passa giorno senza che venga al pettine qualche nodo della legge 107. Tutti i difetti e le incongruenze da tempo denunciati emergono con sempre maggior evidenza. Ieri sulle assunzioni, oggi sulla mobilità, dove si rischia davvero una situazione ingestibile. Le novità introdotte, prima fra tutte quella di una titolarità per ambiti territoriali e non più su singole scuole, e l'incursione della legge su una materia che deve continuare a essere regolata dal contratto, finiranno per creare malcontento e moltiplicare le occasioni di contenzioso.” – così afferma la nuova Segretaria generale della Cisl Scuola, Lena Gissi. Se si fa qualche esempio “ per i neo assunti la legge prevede ben tre diversi trattamenti, con disparità ingiustificabili tra assunti da concorso o dalle GAE; avremo docenti bloccati forzosamente lontano da casa, altri che rischieranno di finirci, assegnati in una qualunque delle 100 province italiane. Ed è l'introduzione degli ambiti a gettare nell’incertezza anche chi, in ruolo da anni, ambiva a collocarsi in una scuola diversa”. “La cosiddetta ‘chiamata diretta’ dagli ambiti territoriali è la classica risposta sbagliata a una giusta esigenza di flessibilità, continua la Gissi, farne una regola generale non giova al buon andamento del sistema, una procedura che metterà i dirigenti e le scuole in assurda concorrenza fra loro è inutile e dannosa.” “Il contratto sulla mobilità può e deve essere l’occasione per porre rimedio a uno stato di cose altrimenti foriero di notevoli disagi.” Per tutto questo , insieme agli altri sindacati, è stato chiesto un incontro alla Ministra Giannini prima che riprendano le trattative sul contratto per la mobilità 2016/17. “Se Ministro e Governo hanno davvero a cuore la "buona scuola" , conclude la Segretaria generale della Cisl Scuola, non dovrebbero lasciarsi sfuggire l’occasione di ristabilire il giusto clima per una contrattazione vera; smettendo di considerarla come il freno alle riforme, quando potrebbe essere lo strumento con cui provare a correggerne i più macroscopici errori.”

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