Migranti. Accordo Ue con Turchia, ferma condanna di Cgil, Cisl e Uil

14 Marzo 2016 - "L’accordo UE con la Turchia porta al respingimento collettivo di vittime della guerra. L’Europa rispetti i diritti fondamentali di chi fugge dalle aree di conflitto". Cgil, Cisl e Uil in una nota congiunta esprimono la "piu' ferma condanna per i contenuti dell'accordo tra UE e Turchia circa il dramma dei migranti e dei rifugiati, soprattutto donne e bambini, un tema sul quale l'Europa sta dando prova di irresponsabilità e di debolezza verso gli egoismi nazionali".

"Di fronte ad una crisi umanitaria, alle decine di migliaia di migranti e rifugiati accampati in condizioni disumane spesso anche sul suolo di Stati europei, al dramma di persone che fuggono da situazioni di guerra e di miseria, - prosegue la nota - l'Unione Europea e gli Stati membri rispondono alle numerose tragedie e morti (4000 morti in mare dall’inizio della crisi), erigendo nuove barriere e trasformando un problema umanitario in una materia di scambio politico ed economico con il governo della Turchia, scambio che si configura come un possibile grave respingimento collettivo delle vittime di guerra.

Quanto stabilito nell'accordo infatti, - sottolineano ancora Cgil, Cisl e Uil - contrasta platealmente con le norme internazionali in materia di rispetto dei diritti umani e contraddice nella sostanza i valori fondamentali dell'Europa e lo spirito del progetto europeo, oltre a non rispettare quanto previsto da regolamenti e normative della stessa UE in tema di diritti dei rifugiati e dei richiedenti asilo.

Consideriamo inaccettabile che l’obbligo all'accoglienza e ad un trattamento umano dei migranti e rifugiati, sia ridotto a una mera questione di finanziamenti alla Turchia allo scopo di contenere il flusso di profughi. Accordo con un Paese il cui governo peraltro risulta non rispettoso dei diritti umani, di quelli dei lavoratori e dei sindacati, di quelli della libertà di stampa e di informazione. Un governo lontano dal rispetto degli standard di protezione internazionali, come del resto dimostra la continua persecuzione della minoranza curda.

L'Unione Europea deve ritrovare nel suo modello sociale e nei suoi principi originari la chiave per una risposta a questa emergenza in linea con gli accordi internazionali; risposta fondata sulla solidarietà e sul principio di accoglienza, per evitare che la questione dei rifugiati - - al pari delle politiche economiche sbagliate, dell'insistenza sull'austerità cieca, del crescere delle disuguaglianze e del disagio sociale - divenga un possibile elemento di disgregazione dell'Europa stessa e di crisi irreversibile del processo di integrazione, oltreché un costo inaccettabile di vite umane.
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Chiediamo al governo italiano, che su questa emergenza si è mosso in maniera corretta, al fine di avere dall'insieme degli Stati europei una risposta comune e all'altezza della gravità della situazione, di non rassegnarsi ad un accordo che rappresenta non solo un compromesso al ribasso ma anche la concreta possibilità che aree, regioni e nazioni europee divengano zone di esclusiva realizzazione di campi e centri di detenzione, scaricando così sui territori coinvolti le responsabilità dell'intera UE.

Chiediamo altresì alla Confederazione europea dei sindacati, che negli ultimi mesi ha reiterato le critiche all'approccio e alla politica contraddittoria sulla questione da parte delle autorità europee, di decidere le iniziative adeguate, anche in termini di mobilitazione, per continuare a incalzare la Commissione europea e gli Stati membri e ottenere per i rifugiati, i richiedenti asilo e migranti, un trattamento all'altezza dei valori e delle tradizioni dell'Europa".

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