Alimentaristi. Nuovi Ccnl, lotta al caporalato, clausole sociali sul Ttip nella relazione di Sbarra al Congresso della Fai Cisl

Roma, 13 aprile 2016. "I due recenti rinnovi contrattuali dell'industria e della cooperazione alimentare porteranno all'economia nazionale non meno di 1,2 miliardi di euro nei prossimi 4 anni". Lo ha detto Luigi Sbarra, aprendo il Congresso nazionale della Fai-Cisl, che si sta tenendo a Pomezia. "Un dato - ha aggiunto - che basta a comprendere l'importanza della contrattazione nei processi di sviluppo nazionale. I due rinnovi degli alimentaristi, che coinvolgono complessivamente quasi 500 mila lavoratori, sono strategici non solo perché migliorano le condizioni dei lavoratori e la produttività delle aziende, ma anche perché prefigurano un sistema di relazioni industriali che dà protagonismo alle parti sociali nelle dinamiche di crescita generale, in coerenza con il protocollo unitario Cisl-Cgil-Uil. Si realizza non solo una efficace politica contrattuale, ma anche vera politica di coesione, con il contrasto alla deflazione, il rilancio dei consumi, il sostegno alla famiglia. Mediante le leve della contrattazione e della bilateralità non ci accontentiamo più di aspettare o recepire le condizioni del rilancio, ma vogliamo determinarle. Il Governo resti lontano dal salario minimo e Confindustria, con il nuovo Presidente Boccia, colga un'occasione storica e avvii il confronto per giungere alla definizione dell’accordo".

Sbarra è intervenuto poi sul Ttip "servono clausole sociali che garantiscano la dignità del lavoro e il valore dei modelli produttivi locali". "La Fai guarda a questa realtà lontana da tare ideologiche - ha aggiunto Sbarra -, ma sarebbe cieco non vederne le minacce. I rischi potranno dirsi scongiurati solo se la Commissione europea saprà inserire clausole che pongano vincoli inamovibili sulla dignità del lavoro e a difesa delle distintività e dei sistemi di produzione locali. Come sindacato dobbiamo esercitare pressioni per spostare il baricentro delle politiche agroalimentari Ue su target sociali. Dobbiamo rimboccarci le maniche come Fai, come Effat, come Etf e come Ces anche per portare in Europa temi che non possono più essere confinati entro recinti nazionali, a cominciare dal governo del mercato del lavoro agricolo".

E nella sua relazione Sbarra ha affrontato anche il probelma del caporalato. "Almeno 13 i braccianti uccisi dal caporalato nel 2015, - ha detto- un dato ufficiale che con ogni probabilità è lontano e sottostimato rispetto a quello reale". "Bisogna accelerare l'iter del ddl varato a novembre - ha aggiunto - dare piena funzionalità alla Rete del lavoro agricolo e alla Cabina di regia, che devono avere terminali funzionanti sui territori". Netta bocciatura sull'impiego attuale dei voucher agricoli: "siamo di fronte a un utilizzo smodato e senza controllo, una tipizzazione che colpisce le tutele dei lavoratori, negando il diritto a pensione, all'assistenza, al Tfr, alla malattia, agli ammortizzatori sociali. Un vero caporale cartaceo, di fronte al quale l'idea della tracciabilità può essere un passo nella giusta direzione. Ma la questione va affrontata nel suo complesso, riconoscendo, con una nuova regolamentazione che riconosca le specificità del lavoro agricolo, che vive di stagionalità e di rapporti di brevissima durata. Il Governo ha il dovere di coinvolgere le parti sociali agricole per i necessari correttivi".

Affronta poi il tema del dissesto idrogeologico chiedendo al Governo di "avviare un Piano straordinario pluriennale per la messa in sicurezza del territorio italiano. Serve una strategia - osserva - che si qualifichi con programmazione innovativa, vera progettualità e una dotazione finanziaria allíaltezza del compito, che noi stimiamo in almeno 6 miliardi di euro, rintracciabili anche nelle risorse Ue. Vanno coinvolte non solo le grandi città, ma tutto il territorio nazionale, da Sud a Nord, con un'azione che valorizzi i Consorzi di Bonifica e le economie boschive secondo un modello di forestazione produttiva e protettiva. Occorre un luogo di coordinamento nazionale per sviluppare politiche integrate di crescita che facciano leva sull'economia della montagna e del bosco. Pensiamo ad un'Agenzia partecipata da Regioni e forze sociali e supervisionata dallo stesso Esecutivo. Un raccordo fra i soggetti sociali e istituzionali per attuare e monitorare la programmazione delle politiche, e assicurare una gestione trasparente e virtuosa delle risorse e degli strumenti a disposizione".

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