Pensioni. Furlan: senza flessibilità in uscita il mercato del lavoro è chiuso ai giovani

Roma, 20 aprile 2016. "E' un anno almeno che sentiamo tanti annunci sul tema pensioni, anche molto contraddittori, all'interno del Governo c'è chi apre e chi chiude. Opinionisti, economisti, esperti, ognuno ha una propria formula, quella che manca è una proposta vera e concreta che si possa analizzare ed approfondire da parte del Governo che deve provvedere a creare da subito anche attraverso incontri con le parti sociali una proposta che sia compatibile non solo economicamente ma anche socialmente con la vita delle italiane e degli italiani". Lo ha ribadito la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, durante la trasmissione Radio Anch'io. "Nel nostro paese il 40% dei giovani non trova lavoro e nel contempo gli uomini e le donne del lavoro devono rimanere fino a 66, 67 anni e forse anche oltre a prescindere dall'occupazione che svolgono. Queste due realtà non sono più sostenibili. Creare condizioni di flessibilità in uscita per dare una risposta ai giovani disoccupati ed alle lavoratrici ed ai lavoratori anziani diventa fondamentale. Ma sono tante le questioni aperte: la rivalutazione pensionistica, partendo dall' assunto che le nostre pensioni sono davvero medio-basse. Bisogna poi creare condizioni per chi svolge lavori usuranti. Riconoscere la differenza tra lavoro e lavoro: un conto è fare un lavoro di concetto, un conto è lavorare a 66, 67 anni su una impalcatura. Ciò significa ogni giorno rischiare la propria vita, è una cosa inconcepibile. Questi aspetti vanno afftrontati. Come Cgil Cisl Uil abbiamo fatto una nostra proposta sostenuta da tanti cittadini nelle piazza italiane lo scorso 2 aprile, speriamo davvero che il Governo esca dagli annunci e seriamente lavori per arrivare ad una riforma vera. Per quanto riguarda la flessibilità in uscita pensiamo che quando c'è compatibilità tra età e contributi pensionistici, un lavoratore possa decidere di andare in pensione. Siamo convinti che a 62 anni una lavoratrice, un lavoratore posano fare questa scelta. Dopo 40, 41 anni di contributi non si dovrebbe perdere nulla, perchè si è lavorato davvero tanto".

Stampa

Questo sito utilizza cookies tecnici e cookies di terze parti per la gestione delle statistiche. Leggi l'informativa per sapere di più; proseguendo nella navigazione accetti l’uso dei cookies.