Poste. Bernava: "No alla cessione del 35% alla Cassa Depositi e Prestiti. La maggioranza dell’’azienda deve rimanere in mano pubblica"

Roma, 26 maggio 2016- “La Cisl è seriamente preoccupata per il futuro di Poste Italiane. L’intenzione del Governo, anticipata dagli organi di stampa, di ridurre la propria partecipazione nel capitale dell’azienda postale girando alla Cassa depositi e prestiti una quota pari al 30-35%, limitando quindi le quote di proprietà del Tesoro intorno al 30-35 %, è una operazione finanziaria molto discutibile, destinata solo a fare cassa, che prefigura solo una pericolosa volontà di spacchettamento e, di fatto, di indebolimento dell’azienda postale ”. E’ quanto rileva il Segretario Confederale della Cisl, Maurizio Bernava, attuale reggente della Slp (la Federazione Cisl dei lavoratori postali, sindacato più rappresentativo di Poste Italiane) commentando le ipotesi di stampa sulla eventuale cessione da parte del Tesoro, della quota di maggioranza di Poste Italiane S.p.A., con l’obiettivo di ottenere risorse da destinare innanzitutto alla riduzione del debito pubblico. “Non siamo mai stati contrari per principio alla privatizzazione delle aziende pubbliche”, aggiunge Bernava. “I lavoratori postali sono stati attivi protagonisti delle varie trasformazioni e riorganizzazioni di Poste assicurando, con pesanti sacrifici, altissima produttività e utili mai visti nella gestione aziendale. Siamo tuttavia fermamente contrari ad una privatizzazione senza un progetto che abbia una valenza sociale e, ancor più a processi di privatizzazione non accompagnati da politiche industriali chiare e coerenti. Il Governo dovrebbe piuttosto sostenere la privatizzazione già avviata, che è stata un’operazione importante e che dovrà avere ripercussioni, speriamo positive, sul futuro dei servizi postali, i nuovi investimenti dell'azienda e la gestione del risparmio dei cittadini, visto che le Poste raccolgono quasi 500 miliardi all'anno di depositi, finanziando in parte la Cassa Depositi e Prestiti. Non ci convince invece e non condividiamo la volontà del Governo di cedere ulteriori quote del capitale dell'Azienda”, rimarca il sindacalista della Cisl. “Noi pensiamo che la maggioranza della società postale debba rimanere pubblica e che occorra realizzare la massima trasparenza. La Cisl ritiene un grave errore, per il futuro dell'Azienda e per il Paese, la via delle privatizzazioni puramente "finanziarie" già praticate negli anni novanta, che distrussero il potenziale competitivo di molte aziende pubbliche. Per questo rilanciamo la nostra proposta al Governo,a tutte le forze politiche ed alle altre parti sociali: facciamo diventare l'azienda postale il 'laboratorio' di moderne relazioni industriali aprendo all'azionariato collettivo proprio con il coinvolgimento diretto dei lavoratori nelle scelte strategiche dell'azienda. Questa sarebbe una svolta storica per il nostro Paese, perché con i lavoratori presenti nella “Governance” si manterrebbero le garanzie di socialità e soprattutto di unicità dell’azienda, vero pericolo di questa delicata fase di ulteriore privatizzazione”. "Per raggiungere questi nuovi obiettivi"-continua Bernava- chiediamo più attenzione alle esigenze dell'utenza e dei lavoratori, maggiore impegno ed investimenti nella riorganizzazione efficiente dei servizi. Serve a tutti rimuovere una conflittualità sindacale che rischia di esasperarsi anche per la scelta del Governo di voler intraprendere nuove privatizzazioni, senza una grande alleanza tra azienda, lavoratori e azionista pubblico per condividere insieme la gestione della privatizzazione con la partecipazione. Il processo di privatizzazione non può non vedere i lavoratori protagonisti". "Per questo la Cisl auspica- conclude Bernava- che nei prossimi giorni il Governo ripensi la scelta di cedere ulteriori quote proprietarie e si impegni ad aprire una discussione trasparente con il sindacato sulla presenza dei lavoratori nella “governance” di Poste, ed in prospettiva delle altre aziende pubbliche, con l'obiettivo di concentrare la propria missione a migliorare la qualità dei servizi per i cittadini e contribuire alla produttività del Paese. Ma soprattutto per difendere e tutelare la dignita' del lavoro che anche nelle Aziende partecipate dalla Stato, e' la grande risorsa su cui puntare per renderle più competitive e concorrenziali".

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