Sciopero metalmeccanici. Bentivogli (Fim Cisl): il contratto e la disoccupazione non possono andare in ferie

Roma, 14 giugno 2016. Domani terzo round degli scioperi regionali di 8 ore per il rinnovo del Contratto Nazionale dei metalmeccanici, con lo sciopero di 8 ore e manifestazioni in Calabria, Sicilia e Sardegna. Il leader della Fim Cisl Marco Bentivogli sarà in Sardegna a Cagliari dove la manifestazione delle tute blu sarde partirà alle 9.30 da Piazza del Carmine e percorrerà le strade cittadine per poi concludere in Piazza Defenu con il comizio del leader FIM. “La mobilitazione dei metalmeccanici sardi darà a Federmeccanica un messaggio forte e chiaro: non consentiremo che la vertenza per il rinnovo del contratto vada in ferie. Serve dare una svolta al negoziato impantanato da mesi dentro i vecchi riti attendisti di Federmeccanica. Il vero “rinnovamento” che chiedono gli industriali si fa puntando sulla solidarietà e sulla partecipazione dei lavoratori e con un sistema di relazioni industriali e sociali che non lasci a piedi nessuno. Questo vale ancora di più in questa terra così segnata dalla crisi e da anni di mancate promesse di una politica benaltrista che finora non ha dato reali soluzioni - dichiara il segretario generale della Fim Cisl, Marco Bentivogli - L’industria in Sardegna ha rappresentato e rappresenta ancora un importante valore aggiunto per l’economia e l’occupazione sarda. Lo sciopero di domani sarà quindi anche l’occasione per chiedere alle istituzioni locali e nazionali una maggiore attenzione ai problemi dell’industria in Sardegna a partire dal sito ex- Alcoa, Keller, EurAllumina, Portovesme srl, indotto metalmeccanico Saipem e Chimica Verde. Serve sostenere gli stabilimenti in difficoltà e riavviare quelli chiusi attuando finalmente quegli interventi infrastrutturali che li rendano competitivi – conclude il segretario Fim”. Nella serata di oggi Bentivogli farà visita al presidio dei lavoratori ex-Alcoa insediato da maggio del 2014 fuori i cancelli della fabbrica di alluminio, una vertenza che da sola rappresenta una vera e propria “bomba sociale” in una delle aree più povere del Paese, il Sulcis e per cui ormai da troppo tempo i lavoratori e le loro famiglie aspettano una soluzione che ridia prospettiva lavorativa e futuro.

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