Istruzione. Gissi (Cisl Scuola): "Disagi e tensioni? Colpa di errori nella riforma, che si devono correggere"


Roma, 9 agosto 2016 - "Il fenomeno della migrazione dei docenti da sud a nord in cerca di lavoro non nasce certo oggi, è una pratica consolidata che il mondo della scuola vive da decenni, tanto da rendere surreali molte delle polemiche di questi giorni". Lo sottolinea Maddalena Gissi, segretaria generale Cisl Scuola in una nota che così  prosegue: "Sono piene di insegnanti del sud le nostre graduatorie concorsuali e per le supplenze delle province settentrionali, graduatorie che talvolta - e anche di recente – sono diventate teatro di conflittualità interne legate proprio a una pressione “migratoria” da sud a nord molto forte. Si rivela dunque priva di senso l’accusa general generica per cui saremmo di fronte solo a inaccettabili pretese di avere il lavoro sotto casa. Che cosa sta succedendo, allora, con la mobilità di quest’anno? Come mai tensioni e malumori così diffusi?

La prima risposta è semplice, quasi banale: perché un conto è decidere autonomamente di andare a cercare il lavoro dove c’è (come da sempre avviene, lo ripeto, anche e soprattutto nella scuola), diverso è doverlo fare perché indotti forzosamente dalle modalità, a dir poco discutibili, con cui è stato impostato e gestito il piano di assunzioni della legge 107. Lo avevamo denunciato da subito: un piano costruito partendo dal tetto anziché dalle fondamenta, vincolato a obiettivi più di immagine che di sostanza, come lo svuotamento immediato delle GAE, obiettivo peraltro clamorosamente mancato. Tralasciando altri effetti paradossali che si sono visti nella fase di attribuzione del cosiddetto organico potenziato, raramente rispondente al reale fabbisogno espresso dalle scuole, trasformare le graduatorie a esaurimento (e anche quelle concorsuali ordinarie) di fatto in un’unica graduatoria nazionale non poteva non avere queste conseguenze, innescando processi di mobilità sull’intero territorio nazionale assai complessi da gestire, in quanto prevalentemente subiti, non voluti. La mobilità fra province, fino a ieri solo volontaria, ha coinvolto l’anno scorso 29.000 docenti; quest’anno sono 95.000. Cifre che parlano da sole.

E veniamo alla seconda risposta al perché di tanti disagi e tensioni: proprio per la loro prevedibilità, si sarebbe dovuta porre la massima cura nel mettere a punto un sistema di regole chiare, trasparenti e certe. Lo abbiamo fatto col contratto sulla mobilità, correndo anche il rischio di sentirci accusare, per questo, di fornire un avallo a una legge contestata come la 107. Peccato che le regole concordate non abbiano trovato piena applicazione e corretto riscontro nella gestione delle operazioni da parte del sistema informatico: anomalie ed errori sono talmente evidenti e numerosi da rendere scandalosa l’affermazione per cui si tratterebbe di “consueti margini di errore“. Finire lontani da casa non fa mai piacere, finirci ingiustamente, per i capricci di un sistema non opportunamente istruito, non può che generare rabbia e protesta.
Anziché divagare col falso problema di una presunto amor di quieto vivere dei docenti meridionali, si vadano allora a cercare le vere cause di tanti disagi, che si sarebbero potuti evitare con un minimo di accortezza nell’impostazione del piano assunzionale e poi nella gestione dei suoi effetti. Quella di introdurre innovazioni che generano tanti problemi senza che se ne ricavi un minimo di beneficio è comunque un tratto distintivo della Buona Scuola: basti vedere quello che sta accadendo con le procedure di assegnazione della sede ai docenti titolari di ambito. Anche qui a un problema vero - come favorire l’incontro tra offerta formativa e competenze specifiche di cui la scuola ha bisogno - si risponde improvvisando un meccanismo generalizzato di gestione del personale tanto farraginoso quanto inutile, una vera e propria “complicazione di affari semplici”, che infatti sta mettendo a dura prova il lavoro delle segreterie e dei dirigenti scolastici. Lavoro che in molti casi si rivelerà peraltro inutile, se i docenti nel frattempo assegnati vedranno accolta in sede di conciliazione la richiesta di una sede diversa e più gradita.

Il Governo non si attardi in polemiche senza senso, né pensi di cavarsela sventolando ogni volta le cifre delle assunzioni fatte: sarebbe gioco facile controbattere col numero di quanti non hanno avuto risposta alle proprie attese, una cifra altrettanto consistente. Ma si tratterebbe, appunto, di un gioco, un gioco sbagliato e pericoloso al quale non vogliamo prestarci, anche perché dietro a ogni numero ci sono persone che esigono attenzione e rispetto. Il Governo abbia piuttosto il coraggio di fare una verifica seria e ragionata su ciò che di questa riforma non va, individuando piste di correzione che possono essere facilmente individuate, se non ci si attarda in difese d’ufficio e assurdi arroccamenti. Si apre una stagione di rinnovi contrattuali, la si utilizzi anche per questo, riportando per esempio al negoziato, come sarebbe legittimo, tutte le materie che riguardano la gestione dei rapporti di lavoro. Ne guadagnerebbero la scuola, i suoi utenti, i suoi lavoratori.



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