Caporalato. Per la Fai Cisl, a confronto con i sindacati francesi e albanesi, serve una comune strategia internazionale

Roma, 15 settembre 2016. Sindacati internazionali a confronto sulla piaga del caporalato. Si è svolto nella mattina del 15 settembre un incontro tra Fai Cisl e rappresentanze del mondo del lavoro francese e albanese sulle diverse strategie legislative e contrattuali che regolano e tutelano il lavoro agricolo a tempo determinato. L'iniziativa, che si inserisce nel contesto di un progetto Fai Cisl volto a valorizzare il lavoro stagionale migrante, ha visto la partecipazione di Patrick Caudron per l'associazione Projectives; di Gautier Bodivit della Cfe-Cgt; dei Presidenti dei due principali Sindacati albanesi di categoria, Liri Shehu e Imelda Kulari; di Federico Borgoni della Coldiretti e Gino Rotella, Presidente della commissione Cau dell'Inps. Per la Fai, hanno preso la parola i segretari nazionali Fabrizio Colonna e Mohamed Saady, al quale sono state affidate le conclusioni. Agli interventi si sono aggiunte testimonianze dirette di lavoratori agricoli immigrati. Nel suo intervento Colonna ha ricordato l'entità di un fenomeno "che ormai coinvolge tutto il territorio nazionale, colpendo centinaia di migliaia di lavoratori. Donne e uomini che subiscono violenze e minacce di ogni tipo e che nonostante questo in molti casi trovano il coraggio di denunciare le proprie condizioni alle autorità o al sindacato. A tutti loro dobbiamo dire grazie". Sfruttamento e lavoro nero, ricorda il segretario nazionale Fai, "colpiscono in modo devastante i lavoratori, ma rappresentano un cancro anche per l'economia nazionale: l'evasione complessiva supera i 42 miliardi l'anno". A pagarne il prezzo, in forma di concorrenza sleale e di alterazione delle dinamiche della competizione, sono anche "la maggioranza delle realtà aziendali, che si riconoscono nelle associazioni di rappresentanza e puntano sulla contrattazione nazionale e di secondo livello". La strada del riscatto, per Colonna, "passa per una nuova controffensiva partecipata e per una normativa aggiornata che inasprisca pene e sanzioni e potenzi gli strumenti di contrasto partecipato come la rete del lavoro agricolo di qualità". Sotto questo profilo siamo a un punto di svolta, "con il delicato passaggio del ddl 2217 alla Camera, dopo l'approvazione in prima lettura al Senato. L'auspicio della Fai, è che questo importante provvedimento passi in via definitiva in modo rapido e senza sorprese". Per Colonna, "serve una impostazione bipartisan". "Questo ultimo tratto dell'iter parlamentare deve vedere tutti i gruppi collaborare per giungere nel più breve tempo possibile al disco verde sul disegno di legge che recepisce le proposte del sindacato di categoria". Nelle sue conclusioni, Saady ha rimarcato l'importanza del lavoro svolto: "quella di oggi - ha detto - è stata un'occasione preziosa per approfondire e promuovere una sinergia indispensabile per elevare il livello della sfida contro lo sfruttamento del lavoro agricolo". Compito del mondo del lavoro è unire le voci "per orientare e incidere nelle dinamiche di decisione dei singoli stati, dell'Europa e della comunità internazionale, verso una strategia efficace, organica, condivisa". In questo Ces ed Effat "devono interpretare un ruolo formidabile". Occorre, soprattutto, andare oltre le logiche dell'emergenza: "non si può procedere con interventi tampone solo dopo tragici eventi luttuosi sui campi. Questo è un vizio tutto italiano che dobbiamo superare". Saady ha poi rilevato come il caporalato sia "un fenomeno molto vasto, che si alimenta e si confonde nelle dinamiche delle attuali ondate migratorie". "Dobbiamo allargare il campo di azione, adottare misure che identifichino il migrante non solo come unità lavorativa o elemento economico, ma lo qualifichino come persona, titolare diritti e di bisogni inalienabili". La discriminazione "è un male che colpisce tutti i settori e che si manifesta anche in maniera 'legale', con nell'assegnazione di mansioni, nell'inquadramento, nella retribuzione, che a parità di funzioni rimane del 25 per cento inferiore per i migranti". Ecco perché "c'è una vera rivoluzione culturale da affrontare, un cambio di prospettiva che riconosca alle parti sociali un ruolo fondamentale nella gestione del mercato del lavoro, nella definizione dei flussi, nella formazione, nella diffusione delle informazioni necessarie ai lavoratori non italiani a conoscere i propri diritti. Contrattazione decentrata e bilateralità sono i due strumenti che noi parti sociali dobbiamo mettere in campo per arrivare a questi obiettivi", ha concluso il segretario nazionale Fai Cisl.

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