Pa. MiBACT, ultimo avviso dai sindacati: "Riordino nel caos, si apra un confronto o arriveremo allo sciopero"

Roma, 15 settembre 2015 - "Dopo mesi di discussioni sulle necessità riorganizzative del MiBACT, i provvedimenti del Governo, che non risolvono nessuno dei problemi aperti, sono entrati a gamba tesa e anzi creano ancora più confusione. I lavoratori sono esasperati e noi con loro, ci vuole un segnale forte prima che il sistema collassi. Se necessario, anche lo sciopero".

E' dura la posizione di sindacati di categoria Fp Cgil Cisl Fp e Uil PA, che premono per ottenere un confronto. Stamattina le tre sigle hanno chiesto l'avvio della procedura di conciliazione obbligatoria; dopo di che, se non si aprirà un percorso che porti ad affrontare temi che vanno dalle dotazioni organiche alla mobilità e dal salario accessorio all'applicazione della riforma Madia, la mobilitazione è destinata a salire drasticamente di tono.

"Per prima cosa - spiegano Claudio Meloni, Daniela Volpato ed Enzo Feliciani - diciamo basta al ritardo scandaloso nel versamento degli arretrati sul salario accessorio. Lavoratori che hanno assicurato aperture straordinarie durante la stagione estiva, nei giorni festivi e in orari notturni, per 11 ore al giorno e 362 giorni l'anno, hanno ottenuto quanto spettava loro per il 2014 solo in questi giorni, dopo i sit in dello scorso luglio. Mentre per l'anno in corso le risorse non sono state ancora rese disponibili, non perché vi siano difficoltà o irregolarità, ma solo a causa del comportamento dilatorio e burocratico degli organi di controllo."

"A ciò si aggiungono le conseguenze di una riorganizzazione del Ministero che resta ad oggi un cantiere incompiuto, scollegato da un piano serio in materia di organici. Il DM che è stato emanato con le nuove dotazioni è assolutamente inadeguato e le situazioni di caos organizzativo si stanno moltiplicando, urge un tavolo che metta a punto un nuovo provvedimento.

Da tempo insistiamo su questo punto: se non si dà possibilità di assumere personale molte strutture museali rischiano di non essere più in condizione di garantire le normali aperture al pubblico. E accanto a un piano per l'occupazione chiediamo un tavolo nazionale permanente per definire i criteri della mobilità volontaria e avviare le progressioni orizzontali, in modo da soddisfare allo stesso tempo le esigenze operative delle strutture nate dalla riorganizzazione, e le competenze e aspirazioni professionali dei dipendenti."

Infine, i sindacati chiedono che l'articolo 9 della riforma Madia sul 'silenzio assenso' non sia applicato ad una realtà come i Beni culturali, in cui la lentezza delle procedure - conseguenza della disorganizzazione e della carenza di personale - rischia di creare falle pericolose nella tutela del patrimonio. Così come non è applicabile l'ipotesi di far confluire gli Istituti periferici del MiBACT in un unico Ufficio territoriale dello Stato. "Occorre riconoscere la specificità e la complessità di questo settore con le sue necessità di gestione, valorizzazione e tutela. Promuoveremo una raccolta di firme per chiedere che dalla regola del silenzio assenso siano esclusi i procedimenti che riguardano il patrimonio culturale ed il paesaggio".

"Siamo pronti a dare il massimo contributo al rilancio del MiBACT e del patrimonio culturale italiano, ma questi problemi si trascinano da troppo tempo ed è ora di affrontarli insieme" concludono i sindacati. "Ci auguriamo che arrivi la convocazione e si inizi un percorso prima di dover arrivare allo sciopero, ma non intendiamo tollerare oltre il silenzio dell'Amministrazione."

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