Terremoto Friuli. Furlan: "A 40 anni dal sisma, la regione ancora un modello per il Paese"

26 Aprile 2016 - "La ricostruzione del Friuli dopo il terremoto che colpì la regione quaranta anni fa è ancora oggi un modello per tutto il Paese: ci fu grande condivisione su obiettivi concreti tra istituzioni, parti sociali, cittadini".  Lo ha detto Annamaria Furlan, Segretaria generale della Cisl, oggi a Venzone a margine della commemorazione degli undici lavoratori delle Manifatture di Gemona, morti nel crollo della fabbrica, durante il terremoto del 1976, sottolineando come la regione Friuli si sia impegnata nella ricostruzione partendo dal lavoro. Ed è partendo da questi presupposti che secondo la leader della Cisl bisogna lavorare per far uscire il Paese dall'impasse.

"Occorre ripartire dalla crescita e dallo sviluppo verso i quali vi e' ancora troppa poca attenzione" ha detto alla tavola rotonda "La ricostruzione inizia dal lavoro" svoltasi a a Venzone. "Il lavoro per i tre milioni di disoccupati, molti dei quali giovani donne e giovani uomini, non si crea attraverso il cambio di regole del mercato del lavoro; si crea puntando alla crescita - ha aggiunto - ribadendo che la necessità quindi "di investimenti pubblici e privati in infrastrutture, in innovazione ed in ricerca per creare il lavoro che manca. Tre milioni di disoccupati chiedono esattamente questo: creare il lavoro che manca".

Secondo Furlan "serve poi un grande impegno su alcuni aspetti fondamentali della vita dei lavoratori e lavoratrici; in primis occorre riformare la peggiore legge pensionistica che abbiamo in Europa che e' purtroppo la nostra. Mantenere inchiodati ai luoghi di lavoro, a prescindere tra l'altro dal lavoro che si fa, fino a 66, 67 anni gli uomini e le donne, per avere in casa i figli e in molti casi i nipoti disoccupati e' una cosa intollerabile. In piu' lavorare fino a tarda eta', a trenta metri di altezza su una gru portuale o in cima a delle impalcature o in fonderia e' una cosa davvero impossibile quindi la prima questione che noi poniamo al Governo e' quella di mettere mano alla legge pensionistica. Sentiamo tanti annunci e tante ipotesi ma invece ci vuole una proposta vera, attraverso incontri con le parti sociali".

La leader della Cisl si anche espressa sull'esito delle elezioni presidenziali in Austria, in particolare, sul 35% ottenuto dal partito della Liberta', durante il primo turno, definendo il risultato "assolutamente preoccupante e allarmante. E' esattamente il contrario - ha detto - di quello che occorre oggi all'Europa. Oggi - ha aggiunto Furlan - dobbiamo assolutamente costruire un'Europa federale, gli Stati Uniti d'Europa. Questo serve per rilanciare l'economia europea, la competitivita' del nostro sistema industriale a livello europeo ma soprattutto serve per creare premesse di pace nel mondo".

"Accogliere chi fugge dalla guerra e dalla morte, insieme ai propri figli e ai propri anziani - ha ribadito - e' un dovere dell'Europa. Io credo che il segnale delle elezioni in Austria sia un pessimo segnale rispetto a questo e credo che l'impegno del nostro governo e di tutti quelli europei debba essere invece quello di costruire un'Europa dei popoli, un'Europa che metta al centro la dignita' e la vita delle persone europee e di chi chiede di entrare in Europa". Secondo Furlan "va rivisitato lo statuto economico europeo; il Fiscal compact oggi e' il vero freno a mano dell'economia e del lavoro".

"L'Europa - ha concluso Furlan - va riempita di valori: serve l'Europa della solidarieta' e della centralita' del valore sociale del lavoro per creare condizioni di pace nel mondo".

I partecipanti all' iniziativa hanno poi ricordato la sera del 6 maggio 1976 quando ebbe inizio in Friuli una delle sequenze sismiche più forti e devastanti della seconda metà del Novecento in Italia. La scossa interessò circa 120 comuni delle province di Udine e di Pordenone, per una popolazione complessiva di circa 500.000 persone. Gli effetti più distruttivi si ebbero nella zona a nord di Udine lungo la media valle del Tagliamento, dove interi paesi e cittadine subirono estese distruzioni; fra questi Gemona del Friuli, Forgaria nel Friuli, Osoppo, Venzone, Trasaghis, Artegna, Buia, Magnano in Riviera, Majano, Moggio Udinese.

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