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Casa. Vendita case popolari: campagna di mobilitazione contro il decreto del ministero delle Infrastrutture

Sicet, Sunia e Uniat: "Un decreto allucinante che penalizzerà gli assegnatari più deboli".

Roma, 24 ottobre 2014. Parte dal presidio degli assegnatari di Napoli sotto la Regione Campania la campagna di mobilitazione contro il Decreto del Ministero delle Infrastrutture sulla vendita delle case popolari: un decreto allucinante che penalizzerà gli assegnatari più deboli, in primo luogo gli anziani, e consegnerà definitivamente interi quartieri alla criminalità organizzata.
Questo in estrema sintesi sarebbe il risultato prevedibile dell'ennesima operazione propagandistica di vendita del patrimonio di Edilizia residenziale pubblica. Non un piano pluriennale di riqualificazione del patrimonio esistente e di aumento dell'offerta di alloggi a canone sociale per le oltre 600.000 famiglie inutilmente collocate nelle graduatorie in attesa di una assegnazione, ma un incredibile tentativo di liquidazione di un parco alloggi già ampiamente insufficiente, lasciato colpevolmente allo sbando, senza strategie di gestione e senza controlli. Quali sono i motivi di un giudizio così drastico ? Innanzitutto l'assenza di una strategia per affrontare il disagio abitativo. Si continua ad intervenire con provvedimenti frammentari e contraddittori che puntano essenzialmente ad incentivare la proprietà della casa per sostenere una offerta senza domanda, perché quella che cerca una abitazione e soffre di un disagio acuto è prevalentemente una domanda debole che ha bisogno di una offerta di alloggi in affitto a canone sociale o comunque a livelli più bassi di quelli offerti dal mercato delle locazioni. Per fare questo sono necessarie risorse adeguate ed un piano pluriennale di sviluppo dell'offerta di alloggi sociali. Esattamente il contrario di quello che il Ministero sta facendo. - Le modalità di vendita sono aberranti. Si stabilisce che gli alloggi vengano messi all'asta e che l'assegnatario abbia il diritto di prelazione alle condizioni del terzo. Nel caso non abbia la possibilità di pagare l'intera somma entro 45 giorni l'alloggio verrà ceduto al miglior offerente e l'assegnatario dovrà lasciarlo. Per andare dove? In un altro alloggio messo a disposizione dagli ex IACP!

Desta stupore l'approssimazione con la quale si affrontano questi argomenti, soprattutto se si pensa che questo provvedimento è passato con l'assenso della Conferenza Stato Regioni. Queste ultime, che hanno la competenza sull'edilizia residenziale pubblica, sanno perfettamente che non esistono alloggi alternativi da riassegnare agli inquilini che non acquisteranno il loro alloggio, né risorse destinate a nuove realizzazioni. A meno che non si continui a raccontare la favola della vendita per reinvestire. E' utile ricordare che da tempo le Regioni hanno adottato loro piani di vendita che prevedevano il reinvestimento, il risultato è stato una riduzione del patrimonio negli ultimi 10 anni di oltre 100.000 unità. - La vendita all'asta così congegnata produrrà effetti devastanti. Gli appartamenti migliori probabilmente verranno venduti a terzi e quelli peggiori resteranno invenduti o verranno acquistati a prezzi più bassi degli attuali prezzi di vendita, magari con il sostegno della criminalità organizzata. Il risultato sarà una riduzione significativa delle entrate degli ex IACP che si ritroveranno, a dispetto delle affermazioni, con un patrimonio più povero e con assegnatari più deboli. Per valutare l'impatto reale di un provvedimento come questo sarebbe bastato analizzare i censimenti reddituali che ogni due anni vengono fatti dagli enti gestori o la recente indagine dell'ALER di Milano sulla propensione all'acquisto svolta su 10.000 assegnatari per capire che solo il 15-20% degli assegnatari è in grado di acquistare.

SUNIA, SICET e UNIAT-UIL ritengono che la cancellazione di questo decreto sia la condizione indispensabile per aprire una stagione di rilancio del ruolo dell'Edilizia residenziale pubblica in una strategia di politica abitativa che affronti le vere ragioni del disagio. Per questi obiettivi i Sindacati degli inquilini lanciano una campagna d'informazione e mobilitazione in tutti i quartieri popolari chiamando al confronto le istituzioni a tutti i livelli.

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