Marche. I lavoratori postali delle Marche scioperano domani 4 novembre contro la privatizzazione di Poste Italiane

Ancona, 3 novembre 2016. A Bologna è prevista una grande manifestazione a cui parteciperanno i lavoratori di Poste Italiane di Marche ed Emilia Romagna con delegazioni da tutte le province dell'Area Territoriale Centro Nord e manifestazioni che si svolgeranno in quasi tutti i capoluoghi di regione. La decisione del Consiglio dei Ministri di quotare in Borsa un ulteriore 29,7% e del conferimento a Cassa Depositi e Prestiti del rimanente 35% del capitale, con l’uscita definitiva del Ministero dell’Economia dall’azionariato di Poste Italiane, muta completamente gli assetti societari e il controllo pubblico in Poste Italiane. Una decisione assunta a breve distanza dal primo collocamento azionario di circa il 35% effettuato ad ottobre 2015. «Una privatizzazione che ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per lenire il debito pubblico - confermano Dario Dominici e Gloria Baldoni, segretari generali di SLP CISL e SLC CGIL delle Marche - ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane e non risponde a logiche industriali. Abbiamo cercato di arginare nella nostra regione i reiterati interventi di chiusura degli Uffici Postali e dai primi mesi del prossimo anno affrontare la spinosa questione del recapito della corrispondenza a giorni alterni, una riorganizzazione monca che in più parti del paese sta compromettendo la qualità e la garanzia del servizio universale». Il Sindacato di categoria ritiene estremamente grave e antieconomica l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi versando consistenti dividendi al Ministero dell’Economia, quindi alla collettività. Con questa operazione il governo viene meno, dopo 160 anni di Poste Italiane, al dovere di garantire un servizio essenziale alla cittadinanza e alle sue fasce sociali più deboli e disagiate. «La totale privatizzazione di Poste italiane mette in discussione non solo anni di sacrificio e di lavoro dei dipendenti profusi per darle una dimensione d’impresa tra le più importanti in Italia ma anche il futuro svolgimento del servizio universale, l’unitarietà dell’Azienda e la sua tenuta occupazionale. Sono a rischio 20mila posti di lavoro sul territorio nazionale. Circa 400 a livello Marche e solo nel settore del recapito mentre oscura è la sorte per gli oltre 200 addetti del CMP il centro meccanizzato postale di Ancona. - concludono Dominici e Baldoni- Privatizzare Poste Italiane, azienda che fa utili e offre servizi competitivi, potrebbe essere una operazione per togliere dal mercato l’unico concorrente scomodo delle banche, che oggi troppo spesso sono nell’occhio del ciclone della finanza speculativa Non è trascurabile la funzione di calmiere esercitata da Poste Italiane per il risparmio nel nostro Paese: per i costi, per la trasparenza e i rendimenti garantiti. Oltre 500 miliardi di euro raccolti ogni anno dal risparmio postale attraverso una rete che ancora conta circa 13.000 Uffici Postali».

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