Emilia Romagna. Tessile abbigliamento, anche i lavoratori modenesi sciopero oggi per il ccnl

21 Npovembre 2016 - Interessa anche i circa 5 mila lavoratori modenesi (donne per due terzi) lo sciopero nazionale di otto ore del settore tessile abbigliamento industriale proclamato per lunedì prossimo 21 novembre. Lo sciopero è indetto dai sindacati di settore Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil per sollecitare il rinnovo del contratto nazionale scaduto a fine marzo. È la prima volta, dopo vent’anni, che nel tessile si sciopera per il contratto nazionale. In concomitanza con lo sciopero, in Emilia-Romagna sono previste iniziative a livello locale, come presidi davanti alle aziende, assemblee pubbliche, conferenze stampa. Il settore tessile abbigliamento industriale è particolarmente importante in regione. Con circa 40 mila addetti, per il 70 per cento donne, è il terzo per dimensioni dopo il metalmeccanico e l’agroalimentare. A Modena il distretto maggiormente interessato è quello di Carpi che conta sia piccole e medie aziende che realtà di ampie dimensioni. Ricordiamo marchi noti come Liu Jo, Twin Set, Gaudì, Blufin, Via Delle Perle, Spazio Sei, ma anche Baroni di Concordia e G.A. Operations di Modena. Sindacati e lavoratori contestano alla controparte confindustriale di Sistema Moda Italia il tentativo di limitare drasticamente i diritti e il salario delle lavoratrici e dei lavoratori. Alla piattaforma sindacale l’associazione degli imprenditori ha risposto con la richiesta di ridurre le ferie agli impiegati, intervenire sui tre giorni di carenza malattia già retribuito da molti anni al 50 per cento, recepire il Jobs Act nel ccnl riducendo le tutele a tutti i lavoratori, limitare la fruizione della legge 104 per motivi di assistenza, disconoscere il lavoro fatto negli ultimi anni tra le parti per l’aggiornamento degli inquadramenti. Sul salario viene proposto un modello contrattuale che, rinviando i calcoli sull’inflazione all’anno successivo, non dà nessun certezza economica, all’atto della sottoscrizione del contratto. Tutto questo in una situazione in cui il settore cresce al doppio del Pil italiano. Anche in Emilia-Romagna i dati relativi alle esportazioni e al valore aggiunto prodotto testimoniano quanto questa attività produttiva sia strategica nel complesso dell’industria manifatturiera. Femca Cisl, Filctem Cgil e Uiltec Uil hanno ritenuto inaccettabile questa impostazione che non permette di entrare nel merito dei problemi veri delle lavoratrici, dei lavoratori e delle aziende, concordando, con il rinnovo del contratto nazionale, le soluzioni più opportune per migliorare le condizioni di lavoro e reddito dei dipendenti e, contemporaneamente, contribuire alla competitività delle imprese.

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