Sicilia. Ars: Cisl e Fp contrarie al nuovo comma che crea nuovi precari

28 dicembre 2016. “Il lupo perde il pelo ma non il vizio e la politica si prepara ad approvare una porcheria”. A dirlo, il segretario generale e il segretario regionale della Cisl Funzione pubblica siciliana, Gigi Caracausi e Paolo Montera. “Nel ddl sui precari esitato dalle commissioni parlamentari – denunciano – è stata aggiunta una appendice che, di fatto, apre a nuove assunzioni con contratti di lavoro flessibile. Contratti che potranno essere sottoscritti dalla Regione, dai Comuni, nella Sanità. Insomma – affermano Caracausi e Montera – mentre non si riesce a dare un futuro certo alle migliaia di precari che attendono una stabilizzazione da decenni, Governo e Ars non possono pensare di creare nuovo precariato. Uno scandalo: il presidente Ardizzone cancelli quella porcheria legislativa e l’Ars lavori a norme serie e utili per i lavoratori e per la nostra terra”. Il passaggio in questione è il comma 3 dell’articolo 3 del ddl 1278 (Disposizioni in materia di Autonomie locali e per la stabilizzazione del personale precario), nella versione spedita a Sala d’Ercole dalle Commissioni competenti. Così recita il passo messo all’indice dal sindacato: “In deroga alle disposizioni di cui al presente comma, qualora tra il personale con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato di cui al presente articolo non siano presenti figure professionali necessarie all’espletamento delle funzioni e dei servizi istituzionali, le amministrazioni interessate possono instaurare rapporti di lavoro flessibile”. “Una mostruosità – le parole di Mimmo Milazzo, segretario della Cisl Sicilia – bislacca tanto più se si pensa che questo tentativo di riaprire le maglie del precariato non c’è nel ddl del Governo. È nato a Palazzo dei Normanni. E spunta nonostante le migliaia di precari costretti da decenni a vivere appesi al filo. In attesa di una stabilizzazione che non arriva mai”. Da qui l’appello di Cisl e Fp ad Ardizzone a bloccare il colpo di mano. E l’invito del sindacato al Governo perché “intervenga sul Parlamento per impedire l’ennesima operazione meramente clientelare”.

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