Toscana. Un #contrattodignitoso per la moda. Venerdì a Firenze corteo dei lavoratori del settore di tutto il Paese

11 Gennaio 2017 - Si terrà a Firenze venerdì 13 gennaio la grande manifestazione nazionale dei lavoratori del settore moda (tessile, abbigliamento e calzature) in occasione dello sciopero generale di 8 ore proclamato in tutta Italia da Femca-Cisl, Filcam-Cgil e Uiltec-Uil per il rinnovo dei contratti di lavoro. Nel capoluogo toscano, dunque non sfileranno solo i modelli di Pitti Uomo, ma anche chi, fisicamente, la moda italiana la produce. Donne e uomini che non riescono a vedersi riconosciuta, con il rinnovo del contratto, la loro parte di merito in uno dei settori fiore all’occhiello del made in Italy e che, grazie all’export, ha resistito bene alla crisi e mantenuto alto fatturati e redditività.

Il concentramento del corteo è previsto alle 10,30 in piazza dei Cavalleggeri, davanti alla Biblioteca Nazionale.Si concluderà in piazza dell’Unità d’Italia, con il comizio finale.

 “Lo sciopero fa male a tutti, sia ai lavoratori che alle imprese, perché innesca inutili attriti e conflitti. Ma non avevamo alternativa” dice Massimo Guerranti, segretario toscano della Femca-Cisl. “Abbiamo scelto la settimana di Pitti Uomo a Firenze perché vogliamo far sapere a chi guarda la moda che i lavoratori che contribuiscono a creare i prodotti che vanno in vetrina, ancora non hanno rinnovato il contratto nazionale. Vogliamo soltanto un contratto dignitoso.”

“Il settore moda italiano – prosegue Guerranti - è un sistema integrato di committenti, terzisti, filiere e fornitori e il contratto nazionale di lavoro rappresenta lo strumento economico di equità tra i lavoratori che operano sullo stesso prodotto - scarpa, giubbotto e tessuto - ma che sono dipendenti di aziende diverse tra loro. Soltanto una piccola minoranza di imprese del settore redistribuisce reddito con i premi aziendali e per questo il contratto nazionale rappresenta per la maggioranza dei lavoratori l’occasione di vedere salario.”

“Siamo passati da anni molto critici, licenziamenti, ristrutturazioni e cassa integrazione e anche nelle difficoltà i contratti si sono sempre rinnovati, perché non oggi che i fatturati hanno ripreso la buona strada? Perché se altri contratti dello stesso settore sono stati rinnovati decorosamente - come Confapi, occhiali, pelletteria, lavanderie - i calzaturieri invece continuano a non voler rinnovare il contratto? Stiamo parlando di aumenti tra 70 e 75 euro in tre anni ! Che danno gravoso possono arrecare ad un sistema che macina fatturati su fatturati?”.

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