Toscana. Poste, Cerza (Cisl reg.le): “Fermare un piano di privatizzazione scellerata che farebbe fare a Poste la fine di Telecom"

Firenze, 10 Febbraio 2017 - “Fa piacere sentire che le preoccupazioni che da mesi denunciamo sul futuro delle Poste sono condivise anche dal Sottosegretario Giacomelli. E’ importante che anche nel Governo e nel partito di maggioranza si discuta finalmente dell’enorme rischio che si sta correndo con la privatizzazione di un ulteriore 30% del capitale.”

A dirlo è il Segretario generale della Cisl Toscana, Riccardo Cerza, che commenta l’intervista di ieri a Repubblica in cui il Sottosegretario allo Sviluppo Economico, Antonello Giacomelli, ha definito l’ulteriore privatizzazione delle Poste “un errore strategico.”

“E’ un campanello d’allarme importante quello suonato da Giacomelli. Che nessuno, Governo, partiti, società civile, può sottovalutare. Il rischio, la Cisl lo dice da quando questo piano è apparso all’orizzonte, è di distruggere quel patrimonio di presenza sul territorio, di servizi, di fiducia dei cittadini, di posti di lavoro che le Poste da sempre rappresentano, solo per raccattare subito un pugno di soldi che consentano al governo in carica di dire che i conti sono in ordine, ma che sarebbero già bruciati tra un anno nel calderone del debito pubblico. Meglio sarebbe continuare ad incassare ogni anno i ricchi dividendi di questa azienda, che non è in crisi, ma produce ricchezza. Mangiare cioè un uovo ogni giorno piuttosto che divorarsi la gallina oggi e fare la fame da domani.”

“Una privatizzazione estrema come quella che si vuole attuare porterebbe le Poste a stravolgere la propria essenza, continuando quella deriva verso i servizi finanziari e la dimensione bancaria già avviata. Con i rischi che diventare una banca comporta e che tanti risparmiatori toscani hanno purtroppo sperimentato negli ultimi anni. Tanti piccoli risparmiatori italiani hanno Poste come salvadanaio perché si sentono più garantiti, più sicuri. Non possiamo, con decisioni avventate, metterli a rischio.”

“Investitori stranieri e grandi fondi di investimento che con questa privatizzazione finirebbero per avere in mano le chiavi di Poste punterebbero al massimo profitto, privilegiando la dimensione finanziaria e tagliando i settori meno redditizi, come il racapito e gli sportelli, ovvero proprio quel ‘servizio universale’ che è il compito costituente delle Poste.”

“Il piano di esuberi e chiusura di sportelli periferici lanciato nell’ultimo anno e contro il quale ci siamo mobilitati, assieme alle comunità locali e ai sindaci toscani, punta proprio a rendere più ‘appetibile’ Poste sul mercato azionario ed è solo l’antipasto di quello che accadrebbe se questa sciagurata privatizzazione andasse in porto. C’è ancora tempo per fermarsi e per evitare il disastro di una nuova Telecom.”

 


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