Lombardia. Poste, sciopero dal 13 marzo al 12 aprile nella regione degli straordinari al recapito e degli sportelli

16 Marzo 2017 - "Dopo un anno di vertenza, iniziata proprio dalla Lombardia e poi estesasi a tutto il territorio nazionale, l’azienda non ha posto alcun correttivo alla disastrosa riorganizzazione del recapito messa in atto con l’introduzione delle consegne a giorni alterni, che sta penalizzando cittadini ed imprese in ogni realtà, grande e piccola, di tutta la regione" E' quanto sottolinea Maurizio Cappello, segretario generale Cisl Poste Lombardia illlustrando alcuni dei motivi della protesta che dal 13 marzo al 12 aprile porterà i lavoratori postali degli straordinari al recapito e degli sportelli a scioperare. La protesta con astensione per un mese dagli straordinari è stata indetta dalle segreterie regionali Slp Cisl, Slc Cgil, Failp Cisal, Confsal Come e Ugl Com della Lombardia. A sostegno dell’iniziativa verranno effettuati dei presidi (in date differenti che verranno comunicate in seguito) nelle piazze e davanti ai palazzi delle sedi provinciali delle Filiali di Poste, dove è prevista la partecipazione delle istituzioni locali, delle associazioni dei consumatori e dei pensionati per un coinvolgimento attivo della cittadinanza.

"Anche i servizi offerti negli uffici postali risultano sempre meno efficienti e di bassa qualità  - prosegue Cappello - per carenza di personale e per una formazione sempre più approssimativa e confusionaria che mette sempre più in difficoltà gli incolpevoli impiegati, consulenti e direttori che devono interfacciarsi con una clientela sempre più informata ed esigente".Le organizzazioni sindacali da tempo chiedono all’azienda, sorda ed insensibile, di mettere i dipendenti in condizione di poter offrire i servizi che l’azienda promette negli spot pubblicitari e che la clientela richiede.

"Mentre per precise e documentate responsabilità aziendali i servizi offerti sono sempre più in difficoltà - afferma Cappello - il governo e l’ad di Poste sembrano essere solo concentrati nella ulteriore collocazione in Borsa del restante 30% di quote azionarie che muta definitivamente gli assetti societari ed il controllo pubblico in Poste Italiane: la più grande azienda di rete del Paese che, oltre a garantire la socialità e l’universalità del recapito, raccoglie il risparmio di milioni di cittadini che chiedono sicurezza e garanzie a fronte dei rischi di perdita del capitale".

L'ulteriore privatizzazione dei profitti con socializzazione delle perdite, già vista per altre aziende di Stato, secondo i sindacati ha il solo fine di fare cassa e recuperare qualche miliardo di euro per ridurre di pochi decimali il debito pubblico, ma che non tiene in considerazione il ruolo sociale svolto da Poste Italiane.

I sindacati ritengono estremamente grave e antieconomica l’intera operazione di dismissione da parte dello Stato, in considerazione anche che dal 2002 ad oggi Poste Italiane ha sempre avuto bilanci positivi versando consistenti dividendi al Ministero dell’Economia, quindi alla collettività.

 

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