Lombardia. Fp Cisl regionale: “Raddoppiare il personale negli uffici che gestiscono le misure alternative alla detenzione”

Milano, 5 maggio 2017. Il sindacato lancia l’allarme organici negli uffici che gestiscono le misure alternative alla detenzione (Uepe – Ufficio esecuzione penale esterna): in sostanza le pratiche di chi sta scontando la pena fuori dal carcere. In Lombardia sono presenti in sette province (Bergamo, Brescia, Como, Mantova, Milano, Pavia, Varese), con 94 operatori, tra cui diversi in part-time o vicini alla pensione. Da soli si devono occupare di oltre 13.500 fascicoli, riguardanti soggetti che hanno avuto problemi con la giustizia. La questione è stata affrontato oggi durante una riunione in Prefettura, a Milano, che però non ha segnato passi in avanti. “Siamo al collasso – spiega Giorgio Dimauro, segretario della Fp Cisl milanese -, il personale è assolutamente inadeguato a gestire una simile mole di lavoro. I 94 lavoratori sono assistenti sociali, dipendenti del ministero della Giustizia. Costoro devono seguire, innanzitutto, i soggetti a cui è stata applicata una misura alternativa, come l’affidamento in prova ai servizi sociali, ma in molti casi anche chi è arrivato a fine pena e non sa come iniziare una nuova vita. Questa situazione critica va avanti da circa 15 anni. Secondo noi l’organico andrebbe almeno raddoppiato. Tutti i ministri che si sono susseguiti nel tempo si erano impegnati ad intervenire, ma nessuno ha fatto nulla”. Il problema non è solo sindacale, ma ha anche un forte impatto sociale, sulla sicurezza, e sul rispetto dell’articolo 27 (comma 3) della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. “Novantaquattro persone – aggiunge Dimauro – non riescono, ovviamente, a seguire in modo ottimale tutti questi casi. Il loro lavoro diventa puramente amministrativo. Molte persone, poco seguite nei loro percorsi di reinserimento, rischiano di tornare a delinquere, con gravi conseguenze sulla società, sia in termini di sicurezza che di costi. Ogni detenuto in carcere costa allo Stato circa 500 euro al giorno. Le pene alternative, se gestite correttamente, fanno risparmiare risorse, favoriscono il reintegro dei rei e riducono i rischi per la sicurezza dei cittadini”. In Lombardia, tra i 13.564 fascicoli aperti, 3.119 riguardano soggetti in affidamento in prova ai servizi sociali.

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