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COMUNICATI STAMPA

Cisl, Sbarra: consolidare il sistema servizi per rispondere alle sfide della contemporaneità

Roma 16 novembre - “Le dinamiche tecnologiche ed economiche stanno cambiando la composizione sociale in maniera veloce e profonda, e... continua

Sindacato. Furlan e il presidente Fontana alla Conferenza regionale dei servizi Cisl

Milano, 16 novembre 2018.  Avrà luogo  il 19 novembre prossimo, al Teatro Pime dalle ore 9.30 alle 14, la conferenza regionale... continua

Sicurezza. Sbarra: "Cisl al fianco della Fns per sostenere le rivendicazioni del personale di Polizia Penitenziaria e Vigili del fuoco"

Roma, 15 novembre 2018 - "La Cisl condivide e sostiene le ragioni e le proposte alla base dell'iniziativa di mobilitazione... continua

Sicurezza. Domani manifestazione Fns Cisl a Montecitorio per polizia penitenziaria e vigili del fuoco

Roma, 14 novembre 2018 - La Federazione Nazionale Sicurezza della CISL domani, giovedì 15 novembre, manifesterà dalle 10.00 alle 13.00... continua

Genova. Furlan: "Troppi ritardi su decreto avvio lavori"

14 novembre 2018 - "Tre mesi fa il crollo del ponte Morandi: 43 vite spezzate. Genova ferita al cuore. Poi... continua

Lavoro. Sbarra: "Il reddito di cittadinanza non è politica meridionalista, serve cambio di marcia in manovra con investimenti che sblocchino l'occupazione produttiva"

13 novembre 2018 - “Associare il Reddito di Cittadinanza al Sud solo perché, in proiezione, è nelle zone deboli che... continua

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Pensioni Furlan: quota 100 è una possibilità per i lavoratori, non un obbligo

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A PROPOSITO DI

  • "Più scuola e migliore per liberare il Sud", intervento di Annamaria Furlan, 'Avvenire' 11 Novembre 2018

    furlan2018bisSe frena il Sud perde l'Italia,  ha ammonito lo Svimez nel Rapporto  2018  presentato in questi giorni, lanciando l'ennesimo allarme sul divario crescente tra Settentrione e Mezzogiorno in termini di occupazione, investimenti pubblici e privati, consumi delle famiglie, assistenza socio sanitaria. Le 'ferite' del  Sud si leggono nella previsione di un Pil fermo allo 0,8% nell'espansione delle aree di povertà, nel declino demografico (negli ultimi quindici anni il Meridione ha perso due milioni di residenti, la metà dei quali giovani laureati). Le regioni del Centro Nord hanno recuperato interamente i livelli occupazionali precrisi, mentre il Sud resta ancorato a circa 300mila occupati sotto il livello del 2008. Sono dati di una eloquenza impietosa. L'immagine che ci consegnano è quella di un Mezzogiorno che denota una condizione di irrisolta e perdurante arretratezza. Anche la scuola non sfugge a questa realtà, come attestano i dati riguardanti la scolarizzazione il cui tasso è sensibilmente inferiore ad altre aree del Paese per effetto di consistenti abbandoni e in ogni caso con prospettive occupazionali ridottissime per chi lascia un percorso di studi. Oggi più di 300mila giovani del Sud abbandonano la scuola restando fuori anche dal sistema di istruzione e formazione professionale. Pesa in modo determinante anche la carenza di servizi a supporto delle famiglie e lo scarso apporto degli enti locali per quanto riguarda mense, trasporti, sussidi didattici, asili nido. Come si può reagire a questo stato di cose? E' chiaro che il Governo centrale deve fare di più. La  scuola ha un ruolo secondario nella Legge di Bilancio del Governo Conte. Non è considerata una priorità, anzi, al contrario, viene penalizzata, come dimostra la scelta di tagliare le ore di alternanza scuola- lavoro che, opportunamente riformata, è invece e rimane uno strumento davvero importante per creare un collegamente tra la scuola, l'impresa e il territorio. Senza misure specifiche per favorire gli investimenti e lo sviluppo sarà ben difficile offrire reali opportunità di lavoro a chi beneficerà nel Mezzogiorno del reddito di cittadinanza.

FOCUS

  • Le priorità per la legge di Bilancio 2019: Piattaforma Cgi Cisl Uil

    bandiere cgil cisl uilLe proposte di Cgil, Cisl, Uil per la crescita e lo sviluppo del Paese, contenute nella Piattaforma approvata dagli Esecutivi unitari riuniti il 22 ottobre scorso per valutare il Def e la legge di Bilancio 2019.

  • Pensioni. Le richieste della Cisl per il confronto con il Governo

    richiestecislRoma, 10 agosto 2018. " Occorre che il Governo apra ai primi di settembre in vista della predisposizione della legge di stabilita' un confronto con il sindacato sul tema delle pensioni. La Cisl, unitamente alle altre confederazioni, ha recentemente inviato proprio una richiesta di incontro al Ministro del Lavoro allo scopo di discutere le possibili scelte da compiere in materia previdenziale". 

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Piemonte. Uliano (Fim Cisl): "FCA Italia chiude anno 2017 con +4.2%"

 

Torino, 5 gennaio 2018. Gli stabilimenti italiani del Gruppo FCA , nel 2017 hanno chiuso con un +4,2% per il settore auto e se consideriamo anche le produzioni di Fiat Professional la crescita è stata pari al +3,2%. Un dato produttivo quello del 2017 che ha segnato un anno ancora in crescita, in particolare grazie alla crescita nei volumi determinata da Mirafiori e Cassino, anche se ha avuto un rallentamento nella parte finale dell’anno. Le nuove produzioni della Maserati Suv Levante e delle Alfa Romeo Giulia e Stelvio, hanno determinato un incremento del +14,7% su Mirafiori e + 88,7 % su Cassino. Gli altri stabilimenti italiani (Melfi, Modena, Grugliasco e Pomigliano) hanno segnato una flessione rispetto ai volumi dell’anno precedente. Continuano la loro crescita mai interrotta dal 2013 lo stabilimento Sevel FCA Professional di Atessa (+0,7%) e lo stabilimento Ferrari di Maranello (+3,2%).

Nonostante queste situazioni di flessione e rallentamenti riscontrate su alcuni stabilimenti in particolare nell’ultimo trimestre 2017 si è superato quota 1 milione anche per il 2017, e si sono prodotte + 32.748 vetture, segnando per il quarto anno consecutivo una crescita.

I dati evidenziano che siamo ben lontani dalla situazione produttiva degli stabilimenti italiani del 2013. Da allora come Fim-Cisl abbiamo agito verso FCA impegnandola con accordi per portare investimenti significativi negli stabilimenti italiani, che hanno consentito di rilanciare marchi importanti come Maserati, Alfa Romeo, Jeep. Questo ha determinato risultati importanti sul piano produttivo, sulla redditività e sull’occupazione.

Sulle produzioni si è passati da 595.500 a 1.043.884 vetture (+75,3%) considerando FCA, Ferrari e Fiat Professional. Per la sola FCA Auto (senza Ferrari e Fiat professional) l’aumento è quasi del doppio (+93,3%).

Un risultato che ha impattato positivamente sull’occupazione consentendo di abbattere notevolmente l’uso di ammortizzatori sociali, passati da circa 32 milioni di ore di ammortizzatori del 2013 a circa 5,8 milioni nel 2017 (dal 27% della forza lavoro a circa il 5%) e ha portato all’ingresso di nuova occupazione con anche significative stabilizzazione a tempo indeterminato. I totali occupati del Gruppo FCA (al netto dello scorporo Ferrari, considerando Fiat professional Sevel) sono passati da circa 65.300 del 2013 a 66.200 del 2017 (+ 1,4%).

L’obiettivo di FCA della piena occupazione “senza uso di ammortizzatori” entro fine 2018 di tutti gli oltre 66.200 lavoratori, pur essendo vicina, non verrà raggiunto vista l’attesa per il lancio della vettura premium di Pomigliano, della seconda vettura di Mirafiori e la situazione di Cassa Integrazione dello stabilimento di Melfi.

E questo è dipeso unicamente – sottolinea Ferdinando Uliano – dalla mancata implementazione degli investimenti necessari per il lancio di queste nuove vetture nell’ultimo periodo del piano industriale 2014-2018. Il gruppo è cresciuto in redditività sugli stabilimenti italiani grazie al peso maggiore dei marchi premium e questo consentirà la piena realizzazione degli obiettivi finanziari. Le auto di fascia medio-alta prodotte nel nostro paese nel 2012 rappresentavano solo il 20% dei volumi (volumi che erano la metà di quelli attuali) mentre nel 2017 si è raggiunto il 64 %.

L’equilibrio finanziario è importante perché a questo è legato la capacità d’investire ma è indispensabile dare continuità ed utilizzare le risorse prodotte per completare gli investimenti e migliorare nella gamma di offerta, nelle tipologie delle nuove motorizzazioni ibride e elettriche e spingendo sulla nuova mobilità.

La presentazione probabilmente agli inizi di maggio del nuovo piano industriale 2018-2022, è un appuntamento importante e strategico per il posizionamento e il futuro del gruppo FCA e degli stabilimenti italiani, ma alcune scelte d’investimento possono essere fatte anche prima - cosa già avvenuta nel 2013 con gli investimenti di Melfi attuati prima del piano 2014.

Riteniamo necessario in particolare per Pomigliano d’Arco e Mirafiori, le due realtà con una situazione più critica in termini di esaurimento ammortizzatori sociali, che l’implementazione degli investimenti già annunciati avvenga prima della presentazione del piano.

  • Polo Produttivo di Torino

 

Il polo produttivo di Torino con gli stabilimenti di Mirafiori e Grugliasco aumenta le produzioni rispetto al 2016 del + 5,8%, passando da 65.645 a 69.478 auto prodotte. Con una situazione differenziata tra i due stabilimenti: Mirafiori in crescita e Grugliasco in calo.

 

Mirafiori

L’incremento dei volumi rispetto al 2016 è del 14,7%, si passa da 42.275 vetture a 48.510. L’incremento è tutto determinato dal Suv Maserati Levante che passa da 20.853 unità a 33.960 (+62,9%) compensando la flessione della MiTo la piccola di Alfa Romeo. Le Produzioni che Mirafiori non vedeva da 5 anni. I volumi prodotti nei primi nove mesi hanno ridotto sensibilmente l’impatto sulla forza lavoro del Contratto di Solidarietà. Situazione che non si è potuta ripetere nell’ultimo trimestre del 2017, a seguito di una flessione che si è riscontrata in modo particolare sul mercato cinese, per i cambiamenti delle norme relative alle esportazioni a stock. Questo ha determinato un maggior uso sia del CDS che nell’uso di CIGO (18 giorni) e ferie collettive. Una situazione che certamente può determinare una serie di preoccupazioni se non si realizzerà l’inversione di tendenza prevista già nei primi mesi del 2018.

Grugliasco.

La produzione del modello dell’anno (Model year) ha consentito un recupero di quanto perso nel primo semestre, a seguito di un calo dei volumi determinato dalla richiesta di circa 30 giorni di Cassa integrazione ordinaria. Il dato produttivo sui due modelli Ghibli e Quattroporte nel 2017 è di 20.968 unità riscontrando comunque una flessione pari a -10,3%. Anche sulle produzioni di Grugliasco nella parte finale dell’anno c’è stato un rallentamento nella produzione che ha portato a stabilire una fermata con CIGO (9 giorni) e ferie collettive.

Riteniamo che la partenza del secondo modello sulla linea di produzione di Mirafiori – ribadisce Ferdinando Uliano - sia fondamentale per tutto il polo produttivo di Torino. Questo consentirebbe di cogliere il tassello della piena occupazione per entrambi gli stabilimenti torinesi ed evitare la fase di esaurimento degli ammortizzatori prevista nella seconda metà del 2019.

 

  • Modena

Accantonata l’ipotesi iniziale di fermare la produzione di Maserati nello stabilimento modenese, i nuovi investimenti decisi nel 2016 hanno consentito, con i nuovi modelli di Maserati GT e Gran Cabrio, l’interruzione a maggio del Contratto di Solidarietà che aveva coinvolto 140 lavoratori per circa 34 giorni. Si è ripresa la produzione raggiungendo 2.824 di Maserati GT e GC con un incremento del 54,7% dei modelli Maserati rispetto all’anno precedente. Questo ha consentito di recuperare in termini occupazionale anche la flessione sull’Alfa 4C, su cui è necessario prevedere ulteriori investimenti per rilanciarla.

E’ stata una scelta positiva quella di investire per proseguire la produzione dei due modelli Maserati a Modena. Sappiamo che non è risolutiva, pertanto sarà importante individuare un nuovo modello specifico da produrre nel sito modenese. Le preoccupazioni maggiori sono determinate dalla incertezza che i due modelli possano andare con questi volumi oltre il 2018. Fondamentale saranno le decisioni sui nuovi modelli nel nuovo piano che verrà presentato a maggio 2018.

 

  • Cassino

Con l’entrata in produzione a febbraio 2017 dello Stelvio, primo Suv dell’AlfaRomeo, che ha affiancato la produzione dell’Alfa Romeo Giulia, per lo stabilimento di Cassino si è raggiunta la piena occupazione interrompendo 5 anni di ammortizzatori sociali.

Nel 2017 le produzioni di Giulia e Stelvio con 103.938 e di Giulietta con 31.325 hanno di fatto determinato quasi il raddoppio della produzione 2016.

La crescita della produzione ha subito una riduzione negli ultimi tre mesi del 2017 determinando l’interruzione della missione temporanea di circa 300 lavoratori di Pomigliano e la proroga di 300 somministrati (su un totale di 800) al 31.1.18. L’azienda FCA si è impegnata con accordo sindacale a rioccupare i 500 somministrati non appena c’è un recupero sui volumi, che l’azienda attende nei primi mesi del 2018. Sempre su Cassino si è pattuito per evitare la CIGO di utilizzare da ottobre a dicembre 2017 circa 10 giornate tra permessi retribuiti e recupero produttivo.

  • Melfi

Lo stabilimento ha prodotto complessivamente nel 2017 330.536 vetture (-9,4% rispetto al 2016) con oltre 29 giorni di Cigo su oltre 7400 dipendenti. La flessione maggiore è determinata dalla discesa produttiva sulla Fiat Punto che con le 53.257 unità prodotte nel 2017 segna un -16,8%. La flessione è minore sulle produzioni di Jeep Renegade e 500X che hanno raggiunto la quota di 277.279 (-7,8%). Con oltre 1.208.000 vetture prodotte dal 2014, Melfi è lo stabilimento che ha prodotto la maggiore quantità di auto. E’ necessario intervenire apportando continui miglioramenti, già previsti nel corso del 2018, sui due mini suv per rafforzare i loro volumi oltre quota 300.000 in modo da evitare i fermi produttivi con cassa Integrazione ordinaria avuti in corso d’anno. Nello stresso tempo è indispensabile – ribadisce il segretario nazionale della FIM-CISL- individuare l’alternativa produttiva alla Punto, dove oggi sono impegnati oltre mille lavoratori, solo così si può cogliere l’obiettivo della piena occupazione su Melfi.  

                                                    

  • Pomigliano

 

Dopo il record produttivo ottenuto nel 2016 con oltre 207.000 Fiat Panda (+16,9% rispetto al 2015), il 2017 si chiude con 204.444 unità prodotte con una leggera flessione -1,2%. Una buona tenuta dei volumi della Panda che comunque non risolve il problema della piena occupazione dei 4700 lavoratori dello stabilimento campano. La scelta di investire nel 2012 a Pomigliano portando la produzione della nuova Panda ha evitato la chiusura dello stabilimento campano e i conseguenti licenziamenti, ma la prospettiva dello stabilimento campano sono i modelli premium a partire da quelli Alfa Romeo. I massimi vertici di FCA devono interrompere questa continua attesa – ribadisce Ferdinando Uliano - e ci convochino per il progetto premium nello stabilimento. Non sono più sostenibili i continui rinvii rispetto alla reale partenza dei nuovi investimenti sul modello premium e non ci rassicura nemmeno il fatto che la copertura degli ammortizzatori sociali arrivi sino a luglio 2019. Gli ammortizzatori sono necessari per accompagnare gli investimenti ma questi devono partire adesso prima della presentazione del piano industriale 2018-2022.

L’interruzione dell’attività ad ottobre di circa 253 lavoratori di Pomigliano, in prestito temporaneo nello stabilimento di Cassino, ha aumentato la percentuale di riduzione di attività dei lavoratori in CDS con un conseguente impatto maggiore sul reddito dei lavoratori. E questo aggiunge un ulteriore elemento di tensione nello stabilimento campano.

Con l’accordo del 2010 abbiamo impegnato l’azienda a portare gli investimenti per salvare l’occupazione e lo stabilimento campano. Il sindacato, le rappresentanze sindacali e i lavoratori hanno lavorato per fare di Pomigliano il primo stabilimento FCA mondo per efficienza e qualità, ora l’azienda sia conseguente alle comunicazioni effettuate sul progetto premium.

 

 

  • Sevel

 

Lo stabilimento leader di Fiat Professional ottiene anche per il 2017 un nuovo record produttivo raggiungendo quota 292.000 furgoni (+0,7%). Negli ultimi 4 anni la crescita è stata del 43,2%, grazie agli importanti investimenti fatti nello stabilimento abruzzese, questo ha determinato anche un effetto positivo sull’occupazione

A livello occupazionale sono circa 417 i lavoratori in somministrazione entrati nel corso del 2016/2017 che al momento sono stati prorogati fino alla metà del 2018, ma che stante la situazione produttiva riteniamo necessario che nel corso del primo semestre si debba andare verso la stabilizzazione assumendoli a tempo indeterminato.

E’ stato nei fatti confermato il proseguo del rapporto societario con PSA e questo da ulteriori garanzie di prospettiva per lo stabilimento abruzzese e allontana alcune preoccupazioni.

  • Ferrari

Dopo lo spin-off di Ferrari, prosegue la crescita dei volumi produttivi raggiungendo la quota di 8.430 unità (+3,1%). Una crescita che ha un forte impatto anche sul piano occupazionale con le ulteriori 20 trasformazioni a tempo indeterminato nel mese di gennaio, che portano l’occupazione dello stabilimento di Maranello a 3.150 dipendenti, a cui bisogna aggiungere altri 350 somministrati inseriti negli ultimi mesi. Con l’introduzione prevista ad aprile del secondo turno, la prima volta che succede su una linea produttiva di Ferrari, verrà data un ulteriore spinta alla produzione nel corso del 2018 e si prevedono circa altri 50/70 nuovi ingressi.

 

 

 

  • Considerazioni Finali

Il 2018 rappresenterà certamente un anno importante per FCA e gli stabilimenti italiani. Certamente gli obiettivi finanziari del piano 2014-2018 saranno tutti ampiamente raggiunti, grazie ad un aumento complessivo della redditività determinato da un mix produttivo orientato maggiormente sulla fascia medio-alta, in particolare con il rilancio delle produzioni Alfa Romeo, Maserati e Jeep. Le produzioni degli stabilimenti italiani hanno raggiunto una quota elevata pari al 64%. Questa elevata redditività ora deve essere orientata a raggiungere l’obiettivo della piena occupazione, completando gli investimenti che prevedevano le produzioni di altri modelli, che hanno invece subito uno slittamento rispetto al piano 2014-2018. Partire già nel corso del 2018 con l’implementazione di questi investimenti non avrà alcun effetto sul conseguimento degli obiettivi finanziari.

Anche la capitalizzazione complessiva delle tre realtà FCA, CNHI e Ferrari è cresciuta tantissimo, a maggior ragione credo che la famiglia Agnelli e AD Marchionne debbano fare questo sforzo ulteriore sugli investimenti per cogliere l’obiettivo della piena occupazione.

Nell’ultimo trimestre del 2017 la situazione di leggera flessione nei volumi ha destato preoccupazioni e la nostra attenzione. La direzione FCA ha più volte ribadito che si tratta di una situazione temporanea e che già nel corso dei primi mesi del 2018 dovrebbe determinarsi una ripresa complessiva. Le recenti notizie sulla crescita e ripresa del mercato americano sono certamente positive anche per le produzioni italiane, che hanno visto quel mercato come uno dei principali per le vendite dei marchi Alfa Romeo, Maserati, Jeep e 500x.

Come FIM-CISL continueremo con determinazione in FCA la nostra azione sindacale e contrattuale. Noi e non altri abbiamo salvato FCA, le fabbriche italiane e l’occupazione del gruppo – conclude Uliano – e noi più di altri ci batteremo per completare il piano della piena occupazione

                                                

 

 

 

 

 

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