I dati del Ministero dell'Interno su sfratti e provvedimenti abusivi edilizi nel 2017. Le osservazioni della Cisl

Settembre 2017 - Dall'indagine pubblicata dal Ministero dell’interno relativa agli sfratti 2017, emerge come oltre 132 mila famiglie in Italia siano in attesa dell’esecuzione nei prossimi mesi. Dai dati pubblicati risulta evidente che anche nel 2017 è la morosità la principale causa, con una incidenza di circa il 90% sul totale delle sentenze emesse.

Analizzando i numeri emerge che nel 2017 sono oltre 59.600 le sentenze di sfratto emesse e che circa 33.000 di queste sono avvenute nei comuni non capoluogo di provincia, rendendo evidente come la questione non riguardi unicamente le grandi aree urbane, ma si diffonde sempre più nei comuni medi e piccoli.

Un altro dato che emerge è quello relativo alle modalità con cui vengono eseguiti gli sfratti: oltre 32 mila avvengono attraverso l’uso della forza pubblica.

Sebbene si noti una leggera diminuzione sia dei provvedimenti che delle richieste di esecuzione rispetto al 2016, occorre sottolineare l’incompletezza dei dati di numerose province tra le quali: Roma, Venezia , Udine, Lodi, Caserta, Napoli, Catania Reggio Calabria, Potenza etc. Quindi il lieve calo che si registra potrebbe essere recuperato dai dati definitivi che si avranno in futuro.

Le tabelle pubblicate dal ministero ci consegnano dunque un paese dove l’emergenza abitativa risulta una vera e propria piaga sociale che coinvolge migliaia di famiglie. Il dato relativo alla morosità incolpevole inoltre fotografa la netta correlazione che emerge tra le situazioni di povertà dovute alla mancanza di un lavoro o di un reddito adeguato ed il disagio abitativo. Dato questo ancora più evidente se si analizza l’incidenza regionale dei provvedimenti: se nel Nord, eccetto il Friuli Venezia Giulia, diminuiscono, nel meridione crescono in ben sei regioni su otto.

È di questi giorni inoltre la pubblicazione di una Circolare del Capo del Gabinetto del ministero dell’Interno che dà vita ad una vera e propria stretta sulle occupazioni abusive degli immobili che prevede massima~tempestività~nell’esecuzione degli sgomberi e censimento degli occupanti.

Nel documento, pubblicato sul sito del ministero dell’Interno, si osserva che “nonostante gli sforzi profusi da tutte le componenti del sistema, alla luce delle evidenze emerse in questo primo periodo di applicazione del decreto-legge” varato nel 2017 in materia, “la gestione del tema dell’occupazione arbitraria degli immobili non ha compiuto significativi passi avanti, se non rispetto alle misure di natura preventiva rivolte ad evitare nuove occupazioni”. Quindi, data la “difficile acquisizione” di notizie riguardanti le persone presenti all’interno dello stabile, “imprescindibili e rilevanti per l’accertamento delle singole situazioni personali”, si legge nella circolare, “l’unica soluzione percorribile è~quella di ogni possibile censimento degli occupanti”, da condurre “sotto la regia dei servizi sociali dei Comuni e, laddove occorra, con l’ausilio dei soggetti del privato sociale”, per acquisire un “complessivo quadro della situazione e, in particolare, delle ricadute sul piano sociale e su quello della tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica derivanti dall’esecuzione dello sgombero”.

La Cisl sottolinea come questa complessa e problematica situazione sia dovuta principalmente ad una mancanza di una politica organica dell’abitare che affronti in modo serio il tema del disagio abitativo. Allo stato attuale in effetti emerge con evidenza come Governo, Comuni e Regioni continuino ad affrontare il problema solamente nell’ottica dell’emergenza, sprecando nella sostanza risorse che non fanno altro che produrre altra emergenza.

Per contrastare questa situazione a nulla potranno servire i pochi soldi stanziati per il biennio 2019-2020 (20 milioni di euro, 10 milioni all’anno) del Fondo Affitto senza un serio rilancio di politiche abitative che affrontino la questione abitativa dal punto di vista strutturale.

Inoltre, la stretta annunciata dal Viminale sulle occupazioni abusive, se non si procede con cautela mettendo in campo soluzioni alternative per le famiglie in difficoltà, rischia di dar vita a provvedimenti indiscriminati che potrebbero avere ripercussioni sia da un punto di vista sociale che di ordine pubblico, così come successo a Roma nel caso dello sgombero dell’immobile di via Curtatone, dove, non essendo state previste soluzioni alternative per gli occupanti, gli stessi hanno stazionato per giorni nell’antistante piazza Indipendenza dando vita a scontri con le Forze dell’Ordine.

Per questo la Cisl ritiene che si debba procedere con cautela, distinguendo tra abusi veri e propri, che vanno giustamente perseguiti e condannati, e situazioni di disagio che sono dovute a povertà, mancanza di lavoro e alla ormai non più rinviabile carenza di politiche pubbliche della casa.

A tal proposito la Cisl ritiene che si debba dar vita ad una serie di provvedimenti orientati al recupero e riuso a fini abitativi del patrimonio immobiliare pubblico e privato in modo che aumenti l’offerta di alloggi a canone sociale.

Per fare questo servono misure efficaci di contrasto al disagio costruite attraverso il confronto con i sindacati confederali e degli inquilini. Dobbiamo purtroppo constatare come nel contratto di Governo e nelle dichiarazioni programmatiche la questione abitativa in realtà è stata completamente omessa.

 

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