Pensioni. Decreto 18 aprile 2018 su blocco 2019-2020 incremento requisiti per aspettativa di vita per lavori gravosi e usuranti

20 Giugno 2018 - E' stato pubblicato in Gazzetta ufficiale ill Decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali n. 134 del 12 giugno 2018 con il quale sono state definite le procedure di presentazione delle domande per la pensione di vecchiaia e la pensione anticipata con il blocco dell’incremento dei requisiti per chi svolge lavori gravosi e usuranti, secondo quanto previsto dall’art. 1 commi 147 e 148 della legge n. 205/2017. Uno dei risultati ottenuti a seguito della trattativa tra i sindacati ed il Governo Gentiloni sfociata nell’intesa del 21 novembre 2017.

In base a queste disposizioni, per chi svolge lavori gravosi (15 categorie) per almeno 7 anni negli ultimi 10 o usuranti secondo quanto previsto dal d.lgs. 67/2011 (7 anni negli ultimi 10 o per la metà della vita lavorativa), non si applicherà il prossimo incremento dei requisiti per aspettativa di vita, pari a 5 mesi, per accedere alla pensione di vecchiaia in presenza di 30 anni di contributi e alla pensione anticipata.
Di conseguenza, nel 2019-2020 questi lavoratori, uomini e donne, potranno andare in pensione:

Il decreto in commento prevede che la domanda di pensione sia corredata dalla dichiarazione del datore di lavoro, su modulo predisposto dall’INPS, attestante: i periodi di svolgimento delle professioni gravose e usuranti resi alle proprie dipendenze, il CCL applicabile, il livello di inquadramento, le mansioni e il codice professionale Istat quando richiesto. Il diritto al beneficio è comunque comprovato attraverso la verifica delle comunicazioni obbligatorie del rapporto di lavoro e in mancanza della comunicazione esso può essere provato anche per mezzo della dichiarazione del datore di lavoro. In assenza della comunicazione obbligatoria e dell’impossibilità oggettiva del datore di lavoro di rendere la dichiarazione, il lavoratore può allegare alla domanda di pensione una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con i medesimi contenuti. Inoltre, in caso di impossibilità del datore di lavoro di rendere la dichiarazione, l’Inps trasmette gli atti all’Ispettorato Nazionale del Lavoro (INL) per le verifiche. 

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