Pensioni. Turri (Filca Cisl): “Bene Nannicini, ora misure ad hoc per gli edili”

Roma, 5 luglio 2016. “La dichiarazione di un esponente di governo importante come Tommaso Nannicini, che ha riconosciuto che c’è una redistribuzione pensionistica a vantaggio dei laureati perché vivono più a lungo di chi ha conseguito un titolo di studio fino alla licenza media, è davvero apprezzabile e rappresenta un tassello importante e significativo nel confronto tra il governo e i sindacati per la riforma delle pensioni. Noi lo ripetiamo da anni: gli edili sono svantaggiati da tutti i punti di vista, ed è ora che si cambino le regole a loro vantaggio per una questione di equità e di giustizia sociale”. Lo ha dichiarato il segretario generale della Filca-Cisl nazionale, Franco Turri, commentando le recenti dichiarazioni del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. “I lavoratori dell’edilizia a 67 anni continuano a salire sulle impalcature e a sopportare carichi pesanti”, prosegue Turri, “ottengono pensioni dall’importo tutt’altro che dignitoso e, viste le speranze di vita di gran lunga inferiori ai laureati, ne beneficiano per meno tempo. Contraddizioni e ingiustizie delle quali la riforma delle pensioni deve tener conto. Per i lavoratori dell’edilizia noi avanziamo tre proposte semplici ma attuabili ed efficaci: l’uscita flessibile, ma senza penalizzazioni; un bonus contributivo che consenta di ottenere, ad esempio, 15 mesi di contributi a fronte di 12 mesi di lavoro; una sorta di ‘navetta contributiva’, che accompagni il lavoratore vicino alla pensione fino al traguardo agognato, con l’utilizzo di risorse pubbliche, contrattuali e degli enti bilaterali. Dopo una vita di sudore e fatica nei cantieri sarebbe un riconoscimento di grande dignità per il lavoro degli edili, e il governo scriverebbe una pagina di giustizia sociale importante e solenne a favore di questi lavoratori, che quotidianamente contribuiscono alla costruzione e alla crescita del Paese”, conclude il segretario generale della Filca. L’Istat ha sempre dimostrato come il titolo di studio incida sulla speranza di vita, soprattutto per gli uomini. Nel 2015, per esempio, a 80 anni la quota di uomini laureati sopravviventi è del 69%, contro il 56% di chi ha al massimo la licenza media.

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