Banche. Romani (First Cisl): “Manager bancari, stipendi eccessivi e sganciati dalla produzione di reddito sociale, vogliamo una legge”

Roma, 2 febbraio 2017. “Serve una legge che fissi tetti rigorosi alle retribuzioni dei manager, non si ricostruisce la fiducia nelle banche se a dover fare sacrifici sono sempre i lavoratori, la clientela e magari anche alla collettività”: è il commento di Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, all’analisi delle remunerazioni dei vertici bancari realizzata dall’ufficio studi del sindacato.
I dati sono riferiti al 2015 (quelli del 2016 saranno disponibili dopo l’approvazione dei bilanci) “ma in quell’anno i nodi erano già venuti al pettine - dice Romani – e le cifre sono talora sconcertanti”. Considerando il totale dei compensi dell’anno – fisso, bonus, benefici non monetari, esclusa la parte equity -, il più pagato fu l’ad di UniCredit Federico Ghizzoni, che guadagnò 3,2 milioni, cifra equivalente allo stipendio medio di 90 dipendenti. Carlo Messina, consigliere delegato e ceo di Intesa Sanpaolo, ottenne 2,3 milioni. Fu di 1,9 milioni la remunerazione degli ad del Banco Popolare e di Mps, Pier Francesco Saviotti e Fabrizio Viola. Victor Massiah, alla guida di Ubi, ebbe quasi 1,6 milioni, lo stipendio di 44 figure medie.
Cifre elevate anche nelle banche in grave difficoltà: in 214 giorni da amministratore delegato della Popolare di Vicenza, Francesco Iorio incassò quasi 2,7 milioni di euro (compresi 1,8 milioni di una tantum), come 128 dipendenti. In sei mesi in Veneto Banca Cristiano Carrus e Vincenzo Consoli ebbero 580 mila euro a testa.
“Avevamo visto giusto – afferma Romani – quando nel 2013 presentammo una proposta di legge, sottoscritta da 120 mila cittadini italiani, per fissare un tetto agli stipendi dei manager bancari. Proponevamo una retribuzione massima di 588 mila euro, metà fissi e metà variabili, corrispondenti a circa 16 salari medi nel settore bancario. Purtroppo la proposta giace ancora non esaminata in Commissione Finanze”.
La ricerca dell’ufficio studi di First Cisl, basata sui dati di bilancio di 19 banche, mostra che 8 presidenti ricevettero più di 600 mila euro, due di loro più di un milione. Un solo direttore generale e due ceo ebbero meno di 500 mila euro. Tra gli ad, 9 ricevettero fra 1 e 2 milioni di euro, in due casi vennero superati i 2 milioni.
“Qualche segnale di cambiamento – aggiunge Romani - si intravede, come in UniCredit, che taglia del 40% le retribuzioni dei manager, o in Bnl, che riduce i bonus, ma è ancora poco. Soprattutto, al di là della necessaria regolazione quantitativa, manca totalmente un sistema di regole che moduli le remunerazioni secondo il reddito sociale prodotto. Non si possono pagare i manager allo stesso modo sia che la loro azione realizzi risultati positivi per i risparmiatori e le aziende del territorio, sia che, invece, pur di fare volumi e profitti, gli interessi della collettività vengano danneggiati”.
“Un segnale positivo - conclude Giulio Romani - lo leggo nella recente legge sulla finanza etica, che fissa il compenso massimo dei manager in cinque volte lo stipendio dei lavoratori, dimostrando che la retribuzione può essere regolata anche al di fuori del settore pubblico”.

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