Banche. Archiviata causa per truffa dipendente banca Etruria. Romani (First Cisl): "E' la conferma che le responsabilità sono da cercare altrove”

Roma, 28 marzo 2017 - “Ancora una volta emerge come le responsabilità dei torti subiti dalla clientela non siano da ricercare fra i lavoratori, essi stessi vittime che hanno pagato a caro prezzo le dissennate gestioni di alcune banche, ma semmai fra chi ha deciso iniziative che si sono dimostrate disastrose per la clientela, per i dipendenti e per l’intero Paese”: è questo il commento di Giulio Romani, segretario generale di First Cisl, in merito all’ordinanza di archiviazione disposta dal Tribunale dell’Aquila in relazione alla causa per truffa intentata nei confronti di un dipendente bancario da un cliente di Banca Etruria che aveva acquistato obbligazioni subordinate, il cui valore è stato azzerato dalla risoluzione della banca.

Con l’ordinanza il 21 marzo scorso, il giudice del Tribunale dell’Aquila, Romano Gargarella, ha disposto l’archiviazione nella causa intentata nei confronti del dipendente di Banca Etruria, difeso dall’avvocato Maurilio D'Angelo, legale di First Cisl e membro dell’Arbitrato Bancario Finanziario di Banca d’Italia, osservando che dalla lettura degli atti si evince come con la sottoscrizione della “scheda titolo” il ricorrente fosse stato effettivamente reso edotto “di tutte le indicazioni in essa contenute” e che “avesse potuto avere piena contezza del carattere di subordinazione dell’obbligazione acquistata”.
“Si tratta - spiega l’avvocato D’Angelo - del primo caso definitivamente chiuso con un’archiviazione. In particolare, viene riconosciuta l'assenza di artifici e raggiri nella sottoscrizione del prospetto informativo, circostanza che risulta nella praticamente totalità delle vicende attualmente sottoposte anche ad altre Procure. Viene insomma smentito l'assunto di alcune ipotesi accusatorie per le quali non avrebbe valore la sottoscrizione del documento informativo”.
“In varie parti d’Italia – conclude Giulio Romani - centinaia di lavoratori per bene vengono tuttora sottoposti alle ingiurie di procedimenti causati non da loro dolo, ma dalle sconsiderate pratiche commerciali volute dai massimi responsabili delle loro aziende. È un ulteriore ingiusto onere che grava sui dipendenti, molto spesso essi stessi azionisti, aggiungendosi ai pesanti tagli occupazionali e retributivi cui hanno dovuto far fronte, nonché a quella pressione dell’opinione pubblica e dei media che ha forse sin qui impedito una netta distinzione fra la lettura della legittimità tecnica e professionale del loro operato e, invece, la responsabilità dei vertici, beneficiari, oltretutto, di lauti compensi”.
“Grazie protocollo nazionale sulle politiche commerciali e sull’organizzazione del lavoro sottoscritto in Abi – conclude Romani –, i lavoratori potranno in futuro, finalmente, far sentire la propria voce in merito alle scelte gestionali, ai controllo e alle decisioni strategiche delle banche, contribuendo ad evitare che abbiano a ripetersi casi drammatici come quelli che hanno interessato le quattro banche risolte o le popolari venete”.

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