Appalti. Sindacati: Bene Decreto Correttivo ma restano criticità

Roma, 31 marzo - “Con il Correttivo licenziato dal Governo sono stati raggiunti alcuni obiettivi di indubbia importanza, ma restano aperte alcune criticità”. È quanto dichiarano i segreatri confederali di Cgil, Cisl e Uil, Franco Martini, Giovanni Luciano e Tiziana Bocchi in merito al Decreto Correttivo Appalti Pubblici e Concessioni. Le tre Confederazioni si dicono favorevoli “all'inserimento nel testo del Codice l'obbligatorietà delle Clausole sociali nei bandi di gara e negli avvisi, da parte del committente pubblico; la non ribassabilità del costo della manodopera nell'appalto, l'estensione del Durc per congruità della mano d'opera a tutta la filiera delle imprese per contrastare il lavoro nero e sommerso, misura che può veramente favorire l’emersione e la regolarità del lavoro; l'estensione agli appalti di servizi e forniture dell'applicazione del contratto collettivo nazionale e territoriale stipulato dalle organizzazioni sindacali e datoriali maggiormente rappresentativi a livello nazionale; infine, per quanto concerne le concessioni autostradali, le concessionarie non hanno più l'obbligo di affidare a procedura di evidenza pubblica i lavori che sono da queste eseguiti direttamente, ne quelli relativi alla manutenzione ordinaria. Questa ultima misura rappresenta un giusto equilibrio tra il tema della salvaguardia occupazionale e quello della tutela del mercato e per questo va difesa”. Secondo Martini, Luciano e Bocchi “restano però ancora aperte alcune criticità che è necessario, nella stesura definitiva, superare positivamente in quanto potrebbero produrre un indebolimento del Codice. Tutte questioni - sottolineano - di non secondaria importanza in quanto rimandano ad aspetti strategici e che attengono alla trasparenza nelle procedure, al contrasto alla penetrazione delle mafie e della corruzione nel sistema degli appalti, alla tutela ed esercizio dei diritti dei lavoratori”. In particolare, “le modifiche apportate al subappalto - proseguono i segretari confederali - costituiscono un arretramento rispetto a quanto contenuto nel D.L. 50/2016, poiché ampliano a dismisura la sua utilizzazione. A ciò si aggiunge la non obbligatorietà, in caso di subappalto, dell'indicazione preventiva della terna di imprese. Un combinato disposto che, qualora andasse a segno, produrrà l’ indebolimento di una norma che era stata pensata, giustamente, per contrastare le infiltrazioni delle mafie nel sistema degli appalti ed i meccanismi corruttivi”. “Non possiamo pertanto - aggiungono le tre sigle sindacali - non condividere le preoccupazioni che il presidente Cantone ha su tale aspetto segnalato in audizione. Identica preoccupazione esprimiamo per quanto concerne all'eccessiva possibilità che viene data alle procedure di urgenza senza previo bando di gara. Occorre ricordare che tali procedure, specialmente in Italia, hanno finito per elevare i livelli di corruzione in quanto favoriscono la discrezionalità” “Infine, reputiamo un errore l'indebolimento della norma relativa al dibattito pubblico per quanto concerne le opere di rilevanza sociale aventi impatto sull'ambiente, sulle città e sul territorio. Norma invece che andrebbe ripristinata nello spirito della delega successivamente codificata nel D.L. 50/2016, che stabiliva procedure certe, livelli di partecipazione e di coinvolgimento utili a risolvere preventivamente i conflitti relativi ad opere e infrastrutture che hanno una valenza nazionale”. Concludono Martini, Luciano e Bocchi

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