Trasporti. Luciano: “ La riforma del trasporto pubblico locale non riduce il numero delle aziende, ma aumenta la frammentazione”

Roma, 13 giugno 2017. “Come Cisl solleviamo alcune riserve rispetto all’impianto del decreto legge n. 50/2017 che contiene diversi articoli relativi alla riforma del trasporto pubblico locale, specificatamente agli artt. 27 e 48”. Lo dichiara in una nota il Segretario confederale della Cisl, Giovanni Luciano. “Le nostre perplessità, che non siamo riusciti a portare all’attenzione delle commissioni competenti in sede di audizione- sottolinea Luciano- riguardano principalmente due aspetti: in primo luogo l’impianto legislativo non agisce in favore di una riforma in senso industriale nel settore del trasporto pubblico locale italiano. Continuano ad essere presenti più di 1.200 aziende e l’impianto di suddivisione in bacini da mettere eventualmente a gara con un riferimento al numero di abitanti (350.000) e non ad un riferimento geografico o per flussi di traffico, è un elemento che noi critichiamo. L’aver inserito nel decreto in esame l’ulteriore suddivisione in lotti all’interno di questi bacini, già piccoli, non fa altro che aumentare la frammentazione e, anziché incentivare l’aggregazione delle aziende per farle uscire da un natalico nanismo, cosa che succede solo in Italia rispetto agli altri paesi europei, produce anzi il contrario: ancora più polverizzazione con evidenti danni al sistema anche in termini economici e di organizzazione del servizio. Altro aspetto che ci preme valutare come negativo è relativo alla mancanza di previsione più strutturata di una clausola sociale in caso di subentro di nuova azienda. Non può essere risolta la mancanza, certamente, solo attraverso l’applicazione del CCNL, tra l’altro con difficoltà applicative laddove vengano messi a gara servizi su gomma e su ferro dal momento che i contratti, tuttora, sono distinti. Non è ancora ben chiara come possa essere ben sviluppata una soddisfacente clausola sociale in un quadro di riferimento che perlomeno dovrebbe tenere conto di quanto previsto nel codice degli appalti pubblici, proprio in termini di clausola sociale”. “Tutto questo manca e ingenera tra l’altro una confusione normativa che secondo noi va assolutamente colmata in sede di conversione in legge del decreto”. “La clausola sociale- conclude Luciano- non può essere lasciata così sullo sfondo senza avere una chiara definizione”.

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