Sanità. Papotto (Cisl Medici): "Il Testo Unico sul Pubblico Impiego non risolve il problema dei ricercatori precari dei 21 IRCCS pubblici"

Roma, 14 Luglio 2017 - "I ricercatori precari dei 21 IRCCS pubblici,  sono figli di un Dio minore? " Così  Biagio Papotto, Segretario Generale CISL Medici a seguito di un’assemblea con i ricercatori precari IRCSS pubblici in merito alla recente approvazione del Testo Unico sul Pubblico Impiego, "pensato, tra le altre cose, per eliminare la precarietà nella pubblica amministrazione" che "di fatto non risolve il problema che riguarda i Ricercatori impiegati con contratti precari (ad es. co.co.co.) dei 21 IRCCS pubblici, mettendo in serio pericolo, oltre ai loro posti di lavoro, l’attività di ricerca degli stessi Istituti". "Il Decreto Madia, pertanto, esclude dal piano di stabilizzazione della Pubblica Amministrazione gran parte di queste figure altamente specializzate ed alle quali non possono più essere applicati i contratti atipici e in 3500 rischiano di restare senza lavoro dal 1° gennaio 2018, con gravissime ricadute sulla sostenibilità e il futuro della ricerca sanitaria pubblica. Continuiamo a sostenere quindi  - sottolinea Papotto - di avere dimostrato in questi anni la tenuta della ricerca italiana in sanità, chiediamo inoltre che vengano assicurate delle adeguate risorse per un programmato fabbisogno organico di ricercatori e di tutte le altre professionalità che lavorano per la ricerca, risolvendo il problema legato al mancato riconoscimento del ruolo dei lavoratori oggi “atipici” della Ricerca Sanitaria pubblica e adeguandolo agli standard europei. La stabilizzazione di queste persone è certamente una questione etica e morale, conclude la CISL Medici, un principio di giustizia che un Paese civile non può ignorare, ma rappresenta anche il più grande investimento per il futuro della ricerca italiana in sanità.

 

 

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