Sanità. Papotto (Cisl Medici): "Abbiamo bisogno di fatti"

 

Roma, 2 novembre 2017. L’inanità governativa sul versante della pubblica amministrazione ha prodotto – in questi ultimi decenni – danni irreparabili. Se si trattasse di trascuratezza sarebbe comunque da condannare. Ci sono servizi peggiori, portati avanti con sacrifici persino commoventi da personale sempre meno numeroso, sempre peggio organizzato, sempre meno pagato, sempre meno giovane (eufemismo politically correct per non scrivere “più vecchio”…).

Poiché però le cosiddette “forze sociali” (sindacati ad associazioni di utenti, ad esempio) hanno perso la voce e gran parte del proprio tempo a ripetere che le cose non potevano andare, che ci sarebbe stato bisogno di una convinta inversione di tendenza, di coraggiose scelte in direzione opposta a quelle scelleratamente messe in atto e anzi reiterate… si fa strada il pensiero che dubitare della buona fede della classe politica sia legittimo.

Se il leitmotiv di ogni politico e di ogni compagine variamente assembrata è quello di ridurre le spese per ridurre le tasse…occorre dire con forza, a costo di apparire impopolari (ma solo ai miopi e agli sciocchi) che non ci cadiamo più. Non c’è alcuno – sano di mente – che non preferirebbe pagare di tasca propria qualche milione di euro di tasse, ogni anno, potendo evidentemente contare su un reddito commisurato.

E se le persone si fanno abbindolare dal facile miraggio di risparmiare… ad esempio sulla tassa sulla prima casa, occorre aprir loro gli occhi e mostrare come pagheranno in maniera surrettiziamente indotta persino di più subito dopo, con servizi ridotti o tasse indirette.

Si, perché – a parte quelli riconosciuti tali dal Vaticano solo dopo accurate indagini scientifiche – i miracoli non li fa nessuno. Se non si pagano le tasse… lo Stato non può garantire i servizi. Ne’ si può comportare diversamente una Regione, un Comune… Qualsiasi amministrazione si basa su entrate ed uscite.

Ora, per chiudere questa noiosa premessa, sarebbe utile sapere – una volta per tutte – che cosa si offre e che cosa si chiede in cambio. Quali sono, cioè, le entrate e quali le uscite. Per essere ancora più chiari, sperando di non apparir brutali, quali sono le strategie immaginate, le linee-guida che governeranno l’Italia e la sua sanità pubblica da oggi ai prossimi anni, e quante e quali saranno le risorse messe a disposizione per raggiungere tale obiettivo.

In assenza di ciò… si va da nessuna parte.

La legge di bilancio che inizia oggi il suo iter legislativo di discussione e auspicabile approvazione (altrimenti si va nell’esercizio provvisorio, caso previsto nel dettato costituzionale, ma da augurare MAI) nasce un po’ claudicante per diversi motivi: prima ancora che si inizi a concepirla e scriverla, infatti, si sa che occorrerà comunque trovare un bel pacchetto di miliardi per ovviare ad una incombenza altrimenti ineluttabile… l’aumento delle aliquote IVA. Capirete… è un po’ come la storia della gazzella e del leone, solo che magari qualche gazzella avrà fortuna e non incontrerà predatori, mentre le aliquote IVA incombono ormai inesorabili, anno dopo anno…

Poi occorre confermare (anzi: aumentare, a volte) gli incentivi alle imprese, e allora giù con defiscalizzazioni e sgravi per le assunzioni, arrivando a sconti sulle contribuzioni che ci fanno però dubitare – alla lunga – della tenuta del nostro traballante sistema previdenziale…

Poi ci sono i vari ministeri che reclamano le proprie prebende, i politici locali che si affannano per portare a casa qualcosa… insomma, le solite scene.

Ah, si, e poi ci sono da trovare i soldi per quei fastidiosi dipendenti che non si accontentano della fortuna che è toccata loro di avere un “posto fisso” (signori ministri, molti dipendenti pubblici il posto fisso non ce l’hanno…!) e pretendono di rinnovare un contratto economicamente scaduto da oltre 8 anni (e normativamente da oltre 10!). Nei talk show (perché di quello si tratta… “spettacoli di chiacchiere”) si vedono ministri che frettolosamente cercano di cavalcare la tigre delle categorie dei cosiddetti lavori “usuranti” – e lì si assisterà presumibilmente ad una squallida corsa a cercare di esservi ricompresi – perché siamo alle porte con le elezioni politiche, mentre altri politici si ergono a padri nobili di una Repubblica che ha dovuto “chiedere sacrifici ai cittadini che oggettivamente percepiscono pensioni privilegiate perché legate al calcolo retributivo e non contributivo”, come se l’assurdità di un sistema che si reggeva su contribuenti che si riducevano di numero non fosse stato creato dalla politica che continuava a sguazzare sui resti di un miracolo economico ormai lontano decenni, indebitando gli italiani per non dir loro la verità. I pensionati sono privilegiati… i politici no.

Poco importa se i tagli alla politica (e NON i tagli numerici dei rappresentanti, ma proprio la riduzione dei loro appannaggi!) non possono risolvere i problemi del Paese: nessun capofamiglia può mantenere un figlio solo rinunciando ad un biglietto dello stadio, ma l’esempio conta, il gesto vale. E di questi gesti, purtroppo, in Italia si è persa la memoria.

Il SSN ha necessità assolute ed imprescindibili. Bisogni che vanno ben oltre altri impegni presi con questo o quell’altro centro di consensi politici, nei trattati ufficiali o negli accordi sottobanco. La sanità, la salute pubblica, oltre ad essere una esplicita previsione della nostra Costituzione, sono il fondamento di qualsiasi società civile, unico prodromo per lo sviluppo di qualunque nazione e per una giustizia sociale che non sia solo un vacuo enunciato.

Sottrarre fondi alla sanità significa condannare scientemente gli italiani di oggi e quelli futuri ad un destino di incerta qualità e di sicura difficoltà.

Investimenti nelle persone e nelle strutture. Coinvolgimento dei soggetti rappresentativi dei professionisti. Scelte manageriali forti nel solo interesse dei cittadini.

Di questo c’è bisogno. E’ questo quello che chiediamo. La legge di bilancio per il 2018 ci dirà se anche questa classe politica meriterà la nostra bocciatura alle prossime elezioni. Basta con le chiacchiere.

 

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