Commercio. Furlan a Di Maio: "Giusto porre il tema della chiusura dei negozi nei giorni di festa. Ma lasciare alla contrattazione decentrata la regolazione degli orari"

Roma, 11 dicembre 2017.  “E’ importante che alcune forze politiche abbiano compreso il senso della battaglia della Cisl contro la deregulation nelle aperture dei negozi e dei centri commerciali nelle giornate di festa. Ma non occorrono nuove leggi dirigistiche calate dall’alto. Bisogna lasciare alla contrattazione decentrata la regolazione delle aperture, trovando un accordo tra comuni, aziende e sindacati, come stiamo già facendo in tante aziende”. Lo sottolinea la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando le dichiarazioni di Luigi Di Maio leader del Movimento Cinque stelle contro l’apertura dei negozi nelle festività.  “Anche quest’anno ci saranno tante iniziative di protesta a livello territoriale della nostra categoria, la Fisascat Cisl, insieme agli altri sindacati contro l’applicazione scellerata delle liberalizzazioni selvagge e contro le aperture commerciali nel corso delle festività Natalizie del 25 e del 26 dicembre e del 1 e 6 gennaio.  La liberalizzazione degli orari di apertura degli esercizi commerciali non ha sortito l’effetto sperato né sugli aumenti di fatturato delle imprese, né sull’aumento dei posti di lavoro.  Non è questa la strada per aumentare i consumi, se non si agisce contestualmente sul piano dell’incremento del reddito per i lavoratori  ed i pensionati. Tuttavia non servono nuove norme calate dall’altro. Bisognerebbe affidare la competenza sul calendario delle aperture commerciali alla contrattazione decentrata tra  comuni,  sindacati e le imprese, in modo da garantire la giusta flessibilità negli orari, una maggiore retribuzione e soprattutto la volontarietà della prestazione domenicale e festiva. Il rispetto per la persona del lavoratore passa anche attraverso la costruzione di un modello di società in cui la libertà dello shopping, che nessuno vuole mettere in discussione non deve passare per una mortificazione del valore del lavoro e della persona”.  
 

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