Banche. In vigore da domani la direttiva Mifid 2. First Cisl: "Le vere criticità non sono state ancora rimosse"

Roma, 2 gennaio 2018 - Una riforma che parte "azzoppata" per la First Cisl, la Mifid 2, la direttiva europea sui servizi finanziari che entrerà in vigore domani 3 gennaio. "È l’ennesima occasione persa" dichiara Giulio Romani, segretario generale della First Cisl alla vigilia dell'introduzione della direttiva osservando come "nonostante gli obiettivi fossero la tutela dei risparmiatori e la trasparenzale" in realtà le vere criticità non sono state rimosse. "Non impedisce che sui dipendenti possano essere esercitate indebite pressioni commerciali  - spiega - e scarica in basso le responsabilità di legislatori che non vogliono regolare i mercati finanziari. Così rischiamo altre crisi”.

“Per rendere efficace la tutela degli risparmiatori serve prima di tutto istituire una centrale Mifid in Consob, con un unico questionario valido per tutte le banche. Ogni cittadino verrebbe così censito per la sua propensione al rischio una sola volta e ogni innalzamento o anomalia del profilo sarebbero sottoposti a verifica. Con una simile previsione l’allarme sarebbe scattato subito nelle quattro banche risolte e nelle ex popolari venete”.

“La Consob – prosegue Romani - va resa responsabile anche della valutazione della rischiosità dei prodotti finanziari. Se l’intermediario resta libero di attribuire il proprio rating sarà difficile evitare che vengano nuovamente destinate alla vendita come poco rischiose le obbligazioni junior di banche in crisi. Così pure, non va più consentita una finestra temporale stretta per collocare l’intero stock, perché questa possibilità è palesemente in contrasto con l’obbligo di non sollecitare l’acquisto ai clienti”.

“Infine – conclude Romani - si deve porre fine all’odiosa pratica attraverso la quale i dipendenti prima sono vessati e costretti alle vendite e poi vengono accusati di aver operato in modo sleale nei confronti della clientela. Per questo occorre permettere la presenza di esperti in rappresentanza dei lavoratori e delle istituzioni negli organi di compliance evitando il rischio che i controlli siano totalmente subordinati alle volontà aziendali, così come è necessario obbligare le banche a mettere a disposizione dei clienti una solida formazione per l’educazione finanziaria”.

 



 

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