Scuola. Sindacati:"Sigla contratto una scelta giusta e coerente per la tutela di chi lavora"

Roma, 10 febbraio 2018 - "Restiamo convinti di avere compiuto, firmando, una scelta giusta e coerente: gli aumenti che il personale della scuola a breve riceverà valgono infinitamente più delle tante chiacchiere che si fanno e che lasciano il tempo che trovano. Ci vuole davvero poco a capirlo e la stragrande maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori ne è perfettamente consapevole". Così i  segretari generali di FLC CGIL,  CISL SCUOLA e UIL SCUOLA RUA, Francesco Sinopoli, Maddalena Gissi e Giuseppe Turi sul contratto Scuola, università, ricerca, siglato  ieri all'Aran. 

"Il CCNL firmato ieri, 9 febbraio, - proseguono - non solo ha mantenuto tutti i diritti previsti dal precedente, ma li ha in qualche caso ampliati. Basta leggerlo per rendersene conto. Chiarito che abbiamo recuperato spazi contrattuali importanti, al punto che da sponde opposte si sostiene che avremmo inferto un altro duro colpo alla legge 107 e alla filosofia che la sostiene, è il caso di dire qualcosa sulla tanto bistrattata parte economica. Al riguardo:
La scuola ha conseguito un aumento medio di 96 euro mensili lordi a cui si aggiungono circa 400 euro di arretrati. Nelle tabelle non si mettono i netti - non si sono mai messi - visto che le ritenute di legge, in particolare quelle fiscali (nazionali e locali) variano in base alle situazioni personali. Ma si può dire che in media sono del 32 %. L'indennità di vacanza contrattuale non verrà defalcata, ma si aggiungerà agli aumenti conseguiti e che riguardano il triennio 2016-18.
Abbiamo impiegato tutti i soldi disponibili, quelli previsti nell’accordo di palazzo Vidoni firmato da CGIL, CISL e UIL, ma anche da altri fra cui la CONFSAL, cui aderisce lo SNALS. Tanto per chiarezza e per elementari ragioni di coerenza cui tutti dovremmo essere tenuti.
Abbiamo inoltre destinato per le retribuzioni tabellari quota parte dei 200 milioni finalizzati al bonus docenti e messi invece direttamente in busta paga. Quindi abbiamo utilizzato quanto era disponibile e qualcosina di più. Lasciare tutto com'era avrebbe solo significato portare a ulteriori tre anni e quindi fino dodici gli anni di vuoto contrattuale: a chi poteva convenire? Il contratto scade a dicembre di quest’anno" concludono. 

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