Infortuni. Colombini: "Ancora poche le aziende che accedono ai piani sulla sicurezza"

Roma, 3 aprile 2018 - “Anche oggi un morto sul lavoro! E’ salito così a 152 morti dall’inizio dell’anno il tragico bilancio degli infortuni mortali in Italia". Lo dichiara in una nota il Segretario confederale della Cisl, Angelo Colombini. "E se le procure procedono con il loro lavoro di indagine per capire le responsabilità, ancora una volta, come sistema Paese, ciascuno nell’ambito del suo ruolo nel mondo del lavoro, occorre che ci si interroghi sul perché non si riesce a spezzare definitivamente la catena di sangue che colpisce i posti di lavoro. A fronte, difatti, dei finanziamenti messi a disposizione da parte dell’INAIL, mediante i bandi ISI, così come quelli introdotti dal piano Impresa 4.0, sono ancora poche le aziende, specie le PMI, accedono con regolarità ai piani sulla sicurezza, utilizzando le risorse per migliorare le proprie condizioni di tutela agendo sul fronte interno strutturale e produttivo, ma anche su quello organizzativo e di formazione. Se certo è che la prevenzione efficace non si fa (solo) attraverso il metodo dell’inasprire le sanzioni ed intensificare i controlli (di sicuro, comunque, pochi e scarsamente organizzati tra le forze in campo) - ha precisato il segretario Colombini - l’allentamento evidente dell’intesa tra istituzioni nazionali e regionali nel pianificare azioni mirate da realizzare, anche d’intesa con le forze di rappresentanza datoriale e dei lavoratori, non favorisce in alcun modo il cambiamento e il compiere dei significativi passi verso un miglioramento. Le cause della mancata tutela della salute e sicurezza, ormai, si conoscono bene e, pertanto, non rispondere all’emergenza degli eventi infortunistici mortali e gravi, come anche delle malattie professionali, costituisce una colpa che non può ricadere nel vuoto. 

Le istituzioni di governo non possono più sottrarsi dal ruolo di raccordo, di stimolo e coordinamento di tutti gli attori della prevenzione al fine di collaborare in modo assiduo ed ordinato nel programmare piani di azione a supporto delle realtà lavorative, specie per le piccole e micro imprese e per le aziende che operano con contratto di appalto. Celebrare quest’anno il 1 maggio, la festa del lavoro, parlando di salute e sicurezza, questo vuole dire - ha affermato con forza il Segretario Cisl - che non solo il sindacato confederale da sempre c’è e continua a credere nel cambiamento ed ad impegnarsi, ma che vuole procedere in raccordo e sinergia con le altre forze in campo, datoriali ed istituzioni (nazionali e locali) dentro una precisa Strategia Nazionale che da troppo tempo manca”.

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