Sanità. Ganga: "Troppi casi di rinuncia alle cure. Urgente intervenire per ridurre i tempi di attesa delle prestazioni sanitarie"

Roma, 19 giugno 2018 – “Le dichiarazioni della ministra Grillo, confermano i preoccupanti segnali diffusi dal Censis nel corso del “welfare day” della passata settimana e contenuti in recenti rapporti di Istituti particolarmente accreditati in materia, che evidenziano un marcato ricorso alla spesa sanitaria privata, ulteriormente gravata da balzelli e ticket che pesano sulle famiglie. Una situazione che disegna una società italiana in cui aumentano i casi di rinuncia alle cure (12.000.000 persone secondo gli ultimi dati) che si aggiungono al fenomeno dell’indebitamento che coinvolge 7 milioni di italiani”. E’ quanto dichiara in una nota il Segretario Confederale della Cisl, Ignazio Ganga.

“Trattasi di temi che richiedono al più presto una programmazione della spesa sanitaria finalizzata a evitare simili situazioni che presupporranno un diverso approccio al sistema salute del Paese, da intendere maggiormente sotto il profilo dell’investimento e non del costo, come evidenziato dalla Cisl. In particolare - sottolinea Ganga - è importante la dichiarazione odierna della ministra Grillo che sostiene, come più volte sollecitato dalla Cisl, la necessità di contenere il ricorso al ticket. La Cisl ha in più occasioni messo in evidenza la difficoltà delle fasce più deboli della società italiana sollecitate da incrementi di spesa sui farmaci e sulle prestazioni che sovente superano la soglia di 300 € al mese per i pazienti cronici. Fatto inammissibile e sul quale si dovrà operare una svolta”.
“Il sindacato, trattandosi del bene più importante della persona, ritiene sia necessario aprire un confronto teso a individuare un ventaglio di interventi utili a mitigare le attuali storture del sistema salute pubblico. In particolare - conclude - la Cisl sostiene che si debba immediatamente intervenire per ridurre i tempi di attesa per le prestazioni sanitarie, specialiste e non, aprendo un focus specifico sul Mezzogiorno, teso a riequilibrare i modelli sanitari locali e a contenere il preoccupante fenomeno della mobilità passiva”.

 

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