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Povertà. Furlan: "Chi nasce povero ha meno possibilità di risalire ascensore sociale. Serve politica di crescita economica, sociale e culturale"

17 ottobre 2018 -  “Sono davvero preoccupanti i dati di oggi del Rapporto della Caritas  sull’aumento della povertà nel nostro paese. Tutta la classe dirigente dovrebbe riflettere sulla necessità di affrontare questo tema con una vera politica di crescita economica, sociale e culturale nel nostro paese”. E’ quanto sottolinea la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, commentando il Rapporto Caritas 2018 in occasione della Giornata internazionale dedicata alla lotta alla povertà. “Il fatto che la povertà tende ad aumentare al diminuire dell’età testimonia che sono soprattutto i minori ed i giovani i nuovi poveri, le categorie più svantaggiate. Oggi quasi un povero su due è un giovane in Italia. Ed ancor più significativo è il fatto che l’istruzione  continua ad essere tra i fattori che più influiscono, oggi più di ieri, sulla condizione di povertà: chi è meno scolarizzato è oggi tagliato fuori non solo dal mercato dal lavoro ma anche da ogni attività di inclusione sociale.  La povertà educativa è uno dei principali problemi del nostro paese, un fenomeno come sottolinea anche la Caritas principalmente ereditario, che riguarda in gran parte famiglie colpite dalla tradizionale povertà socio-economica, soprattutto nel Mezzogiorno. Chi nasce povero ha meno opportunità e possibilità di risalire nell’ascensore  sociale. Il fatto che l’Italia continui ad essere al penultimo posto in Europa per numero di laureati  e che il 14% dei ragazzi in Italia abbandona precocemente gli studi, sono altresì dati che testimoniano l’insufficienza delle nostre politiche scolastiche e di formazione. Questo è uno degli aspetti più deboli della manovra del Governo. Come ha sottolineato oggi il Presidente della Repubblica Mattarella, occorre soprattutto un investimento sulle persone, sulla loro formazione, sull'intero sistema scolastico,  per promuovere un percorso di crescita individuale ed evitare che la povertà si traduca in una crescente marginalità sociale. Oltre naturalmente ad incrementare i fondi, in modo da raggiungere tutte le famiglie in povertà assoluta e migliorare l’assistenza ed i servizi sociali, coinvolgendo tutti gli attori impegnati sia livello centrale che nel territorio”. 
 

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