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Incidenti lavoro. Colombini: "Quadro sconcertante, serve tavolo per interventi per arginare fenomeno"

Roma- 29 gennaio 2019 - “L’ufficializzazione dei dati da parte di Inail, relativi all’andamento degli infortuni e delle malattie professionali dell’anno 2018, ancora una volta ci offre un quadro sconcertante, tenuto conto che sia sul fronte degli infortuni che su quelli ad esito mortale, l’aumento che si registra in confronto allo scorso anno è sicuramente rilevante”. Lo dichiara in una nota il Segretario Confederali della Cisl, Angelo Colombini. “Ogni vita che viene a mancare per causa di lavoro è una condizione inaccettabile- sottolinea Colombini- che non può rientrare nella normalità o nel prezzo da pagare per colpa dell’ intrinseca rischiosità del lavoro, ma l’aumento di 104 casi di infortunio mortale (tra uomini e donne), da un anno all’altro, è un dato che deve richiamare con urgenza alla riflessione, all’analisi mirata degli accadimenti e alla re-azione immediata da parte del mondo della politica (sempre troppo silente su questo tema), delle istituzioni e delle parti sociali. Se è vero che una significativa parte degli accadimenti (tra i quali quelli ad esito mortale) la si deve attribuire agli infortuni in itinere, questo non solleva del tutto i diversi attori nazionali impegnati sui temi della salute e sicurezza ad interrogarsi sugli scarsi, o poco efficaci, presidi della prevenzione, ma anche sul bisogno di coordinamento con le forze in campo impegnate nel controllo delle regole del codice della strada".

"Riaffermando la necessità di un tavolo nazionale, presso l’INAIL, di analisi degli eventi infortunistici gravi e mortali, richiesto congiuntamente da parte di Confindustria e Cgil, Cisl, Uil (all’interno dell’Intesa nazionale sui temi della salute sicurezza sul lavoro, sottoscritta lo scorso dicembre), con lo scopo di pianificare interventi mirati di settore, per arginare il fenomeno, dal quadro complessivo delle denunce, si coglie in modo evidente come gli eventi interessino, con gradualità diverse, tutte le regioni, dal nord al sud, smentendo così anche la troppo frettolosa attribuzione dell’aumento dei decessi nel 2018 ai tre grandi eventi che hanno segnato drammaticamente la regione Liguria (con la caduta del ponte Morandi) e la Puglia (con i due incidenti stradali che hanno coinvolto i braccianti). Non potendo dimenticare che nei dati a disposizione mancano le casistiche di tutti quei settori che non denunciano gli accadimenti all’Inail, tra i quali le forze dell’ordine e di sicurezza, anche sul fronte statistico delle denunce di malattia professionale i dati esigono sicuramente una riflessione ed un piano d’azione". "Perché se è vero che l’aumento delle denunce ci conferma che la strada intrapresa dell’emersione del fenomeno sta funzionando, anche grazie alla presenza diffusa sul territorio delle organizzazioni sindacali e dei patronati- conclude Colombini- i numeri hanno una rilevanza che desta preoccupazione e che non possono essere disgiunti dal problema dell’invecchiamento attivo al lavoro e della scarsa prevenzione, sorveglianza sanitaria e tutela".

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