Sindacato. Furlan: "Più dignità al lavoro di cura ed assistenza delle persone in tutto il mondo"

Roma, 13 febbraio 2019 - “Il sindacalismo moderno deve essere capace di comprendere le nuove sfide ed interpretare le nuove esigenze di tutela dell’interesse dei lavoratori, sul piano locale, nazionale ed internazionale per costruire quella “globalizzazione della solidarietà” di cui ci parla spesso Papa Francesco”. Lo ha detto oggi pomeriggio la Segretaria Generale della Cisl, Annamaria Furlan, aprendo a Roma la Conferenza mondiale di Unicare Global Union, il sindacato internazionale dei lavoratori dei servizi di cura ed assistenza alle persone che conta 6 milioni di iscritti in oltre 100 paesi. “In questi giorni di intenso lavoro discuterete sul futuro delle persone che si occupano della salute e del benessere della gente. Si tratta di un settore importante ed in grande crescita in tutto il pianeta. Sono oltre 60 milioni nel mondo i lavoratori in questo settore di servizi ma diventeranno 100 milioni nei prossimi dieci anni visto che raggiungeremo nella maggioranza dei Paesi del mondo, Cina ed India compresi, una età media della popolazione sopra i 40 anni” ha affermato la Furlan. 
“L’invecchiamento della popolazione, il ruolo e la valorizzazione, normativa e retributiva del lavoro di cura nel panorama globale, la sicurezza degli ambienti di lavoro, l’adeguamento delle tutele sociali rispetto ai mutamenti tecnologici e demografici, così come l’organizzazione del lavoro e la tutela delle fasce più deboli come i bambini e gli anziani sono tutti elementi fondamentali per la valorizzazione della persona”, ha aggiunto la leader Cisl. “Per garantire coesione sociale e copertura sanitaria serve dare la giusta dignità al lavoro svolto dalle donne e dagli uomini di questo settore, sia esso lavoro formale che lavoro informale. Per continuare a garantire progresso, per evitare sempre più conflitti e povertà, serve creare solidarietà e sussidiarietà. Sono queste le linee principali che valgono, sia a livello europeo che mondiale, per rivendicare la centralità della persona nel lavoro, per non considerarla come elemento di svalutazione competitiva”.
 
 

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