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Donne. Furlan: "No a legge su maternità surrogata e al sex work. Utero in affitto è umanamente inaccettabile"

 
Roma, 25 giugno 2019.  "L’ utero in affitto è una cosa umanamente inaccettabile sia per le donne che non sono incubatrici ma madri, sia per i bambini. È solo il denaro che determina questo processo". È quanto sottolinea la Segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in una lettera aperta al quotidiano cattolico “Avvenire” pubblicata oggi. "Abbiamo condiviso l'iniziativa di ieri dell'associazione "Se non ora quando-Libere": dobbiamo dire no allo sfruttamento della donna ed alla riduzione del corpo femminile a puro “strumento” e dei bambini a “merce”. Operazioni che, purtroppo, sono sempre connesse alla pratica della maternità surrogata. Non esiste il "sex work, un lavoro sessuale da regolamentare per legge nel nostro Paese. Così come (e lo abbiamo detto più volte, sostenendo la campagna e le iniziative dell'Associazione Papa Giovanni XXIII) non accetteremo mai una prostituzione definitivamente legittimata e mercatizzata. Un bambino non si prenota, affitta o compra. Un bambino si ama, che è una cosa molto diversa". Furlan aggiunge che il tema della maternità surrogata e di una sua possibile regolamentazione è una questione delicata ed importante che anche il sindacato non può non affrontare, sapendo sempre distinguere tra le legittime posizioni individuali dei nostri iscritti e la difesa di princìpi umanitari e morali, sanciti anche dalla nostra Costituzione. "Non si può immaginare di rendere etico e morale quello che non lo è attraverso una legge. Il grembo di una donna non è una provetta. È comprensibile l'aspirazione alla maternità o alla paternità. Ma un bambino non può essere regalato come un oggetto, né scelto, né acquistato, né è un diritto per nessuno, coppia etero od omosessuale o singolo che sia. Un figlio è una persona per sé stessa, ha una sua individualità. Quello che si vuole regolamentare per legge, di fatto, è la separazione di un figlio da colei che l’ha portato in grembo. L’alienazione di una madre. La trasformazione di una donna in strumento di produzione e del neonato in prodotto". La leader Cisl rilancia: "serve un fronte ampio come fu quello contro la schiavitù, o come quello che oggi è in campo contro la pena di morte. Un fronte davvero plurale che unisca credenti e laici, gruppi intellettuali, realtà associative, singoli cittadini e cittadine, sindacalisti, politici, giornalisti, che via via con sempre maggiore chiarezza hanno compreso l’importanza della questione che non è ideologica, ma fondata sulla difesa della persona e sul rispetto della dignità della donna e dei bambini". 

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