Svimez. Ganga: "Investimenti ordinari nel Sud siano portati al 34%"

Roma, 1 agosto 2019 -- “Ci indigna, ma non ci stupisce, la nuova decrescita economica del Mezzogiorno nel 2018, annunciata dalla Svimez, che conferma le preoccupazioni lanciate dalla Cisl nella manifestazione di Reggio Calabria dello scorso 22 giugno ed espresse al premier Conte lunedì scorso”. E’ quanto sottolinea in una nota il Segretario confederale della Cisl Ignazio Ganga, Responsabile del Dipartimento Mezzogiorno. “Purtroppo la ripresina accennata negli anni scorsi si è interrotta e si prospetta una nuova depressione per l’area che conferma il trend recessivo dell’anno scorso. Svimez attesta la diminuzione della domanda interna, l’indebolimento dei consumi,  con un preoccupante gap, più volte sottolineato dalla Cisl della spesa in capo alla pubblica amministrazione che sui consumi finali attesta un ulteriore segno meno portandosi dal -7% dell’anno passato all’attuale -8,6% rispetto alla crescita della stessa nel centro nord del +1,4%. Gli effetti sempre più gravi continuano a determinare migrazioni  dei giovani e il corrispondente ulteriore calo demografico determinato dalla  sempre bassa e precaria occupazione che continua ad escludere le donne ed i giovani.

Per la Cisl occorre rompere l’attendismo e mettere in campo un piano articolato che punti alla ripresa del Paese che insista su una lotta decisa ai generatori delle diseconomie.Da almeno due anni attendiamo che gli investimenti ordinari  siano portati al 34% e  resi proporzionali rispetto ai 20 milioni di abitanti  del sud. Al contrario i cittadini meridionali  si trovano a fronteggiare un tale indebolimento delle politiche nazionali ed una così scarsa efficacia nel perseguire risultati delle Regioni stesse che determina una decisamente minore qualità dei servizi per le persone e di tutte le  infrastrutture sociali. Il Mezzogiorno dovrà poter contare nella ripresa degli investimenti, lo sblocco della progettualità inserita all’interno degli accordi sottoscritti negli anni scorsi fra Stato e regioni del Sud. Così come dovrà essere irrobustita la spesa per i servizi pubblici parificandola, proporzionalmente, a quella delle altre regioni del Paese. Investimenti sul sistema pubblico che dovranno  essere accompagnati da un rafforzamento dei servizi a partire da quelli  alle persone. Mai come oggi, il dato Svimez sollecita la necessità di ripensare il modello di sviluppo del Mezzogiorno che deve puntare sul rafforzamento anche dimensionale dell’impresa meridionale, sull’attrazione di nuova imprenditorialità, investendo sul  capitale umano e sulla sua riattrazione nelle aree di origine delle centinaia di migliaia di giovani che hanno abbandonato il territorio. Alla luce dei dati Svimez è parere della Cisl che gli strumenti di sviluppo messi in campo dall’armamentario comunitario e nazionale dovranno funzionare all’interno di un quadro di insieme che invece manca  e sul quale si dovrà insistere per  restituire competitività alle aree meridionali e insulari del Paese. Abbiamo formulato, anche unitariamente alle altre organizzazioni sindacali, svariate proposte per una nuova Strategia per il sud  e ci aspettiamo, dopo il recente incontro con il  governo, che esse vengano  rese operative”.

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