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Migranti. Sindacati e associazioni: "Preoccupa sistema accoglienza". Cgil Cisl Uil, Caritas, Arci e Cnca: "Rischio contrazione addetti"

6 settembre 2019 - Cgil, Cisl, Uil, Caritas Italiana, Arci e Cnca hanno incontrato Anci mercoledì 11 settembre per una valutazione, a largo spettro, sul sistema nazionale di accoglienza dei migranti nel nostro Paese. "È comune", si legge in una nota unitaria, la "preoccupazione sulla tenuta complessiva del sistema alla luce di quanto si è verificato nei mesi precedenti a seguito delle nuove previsioni legislative, che hanno causato il ridimensionamento della qualità del Sistema e la conseguente crisi occupazionale che si è determinata nel settore dell'accoglienza".
Da una stima effettuata dalle organizzazioni sindacali, è emerso il rischio di una contrazione complessiva di addetti al settore di circa 15mila-18mila unità, confermata anche dalle organizzazioni più rappresentative nella gestione dei progetti di accoglienza. Diverse sono le procedure di licenziamento collettivo che già si sono concluse e altre se ne stanno aprendo. Purtroppo, solo  limitatamente si è riusciti a dare una risposta attraverso strumenti difensivi come il Fondo d'Integrazione Salariale (FIS) e questo perché, nonostante la dimensione, il sistema di accoglienza non è riconosciuto come settore merceologico e dunque, anche per questa ragione, non sono previsti specifici strumenti di tutela per affrontare la crisi. 
È emerso inoltre il rischio che il nuovo capitolato relativo al sistema dei centri di accoglienza straordinaria produca una contrazione per le figure degli operatori più specializzati, considerato che i servizi di accoglienza e integrazione potrebbero ridursi alla sola guardiania e alla vigilanza tagliando le attività e colpendo le professionalità connesse al processo d'inclusione che è alla base della sempre più importante coesione sociale. Una condizione, proseguono i sindacati, che si affianca al più volte segnalato problema di costi standard sottostimati, particolarmente penalizzanti nel caso dell'accoglienza diffusa, ovvero alloggi singoli e piccoli centri collettivi. Problematiche che nel complesso ricadono sul lavoro, sulle realtà di terzo settore e sul territorio.

"Per questa ragione si è condivisa la necessità di un raccordo, intorno al tema del sistema d'accoglienza, tra i diversi soggetti, ognuno per la propria competenza e responsabilità, anche per favorire le interlocuzioni ai diversi livelli, con l'obiettivo comune di proseguire nell'affermazione di una qualificazione del sistema di accoglienza. A tal fine - conclude la nota - è auspicabile che possano ripartire i necessari, e non più rimandabili, tavoli di confronto ministeriali per affrontare nel merito le questioni sopra esposte".

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