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Governo. Furlan: "Occorre aprire un confronto serio sul futuro industriale del Paese"

Roma, 18 Febbraio 2020 - "L'attenzione è su tutto tranne che sugli aspetti della crescita del Paese; cala la produzione industriale e si continua a parlare di altro. Abbiamo 160 crisi e se ne aggiungono ogni giorno altre, si deve aprire un confronto serio sul futuro industriale del Paese. Tante imprese nazionali leader a livello mondiale, annunciano che non faranno investenti e assunzioni a causa della sugar tax e della plastic tax. Serve attenzione quando si prendono certe decisioni". Cosi'

"Mi sembra evidente che sul tema della crescita e del lavoro non si è registrata quella discontinuità che Conte due aveva annunciato. Abbiamo aperto i tavoli della previdenza, ma prima o poi il governo - ha aggiunto - deve decidere cosa fare. Sul fisco tante proposte ma non ci siamo mai incontrati. Dal presidente Conte andiamo a chiedere confronti seri e capire quale visione ha il governo per non fare cadere il Paese in recessione e fare ripartire la crescita. La mancanza di politica industriale è un fatto oltre che decennale, oggi e' evidente che stiamo tornando in stagnazione e dopo c'e' la recessione. Spero che quello che hanno patito gli italiani dal 2008 in poi, non si debba piu' rivivere".

Quanto allo sblocco dei cantieri: "De Micheli è una persona seria e preparata, ma iniziamo veramente a sbloccarli i cantieri. E' evidente che è una priorità: ci sono le risorse, oltre 500 mila posti verrebbero attivati e si potrebbe collegare il Nord e il Sud del Paese con il resto dell'Europa. Non si posso bloccare i cantieri per questioni ideologiche. Il Modello Genova? Sta funzionando, puo' essere un riferimento, ma ci vuole la volontà politica del governo di sboccare davvero i cantieri", ha aggiunto.

Ha infine ribadito la posizione del sindacato rispetto all'istituzione del salario minimo legale: "il governo continua ad insistere su questo tema - ha osservato Furlan. "Prima era stata identificata la cifra di 9 euro, oggi sembra si stiano indirizzando su percentuali. Per noi il salario minimo è quello identificato dai contratti nazionali di categoria, qualsiasi cifra al ribasso rispetto a questo riferimento penalizzerebbe migliaia di lavoratori. Mettere a rischio la contrattazione allargherebbe e non risolverebbe il problema. Discutiamo su chi non ha la copertura contrattuale".

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