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Coronavirus. Colombini: "Governo e comunità sciolgano nodo strumenti di controllo del contagio per i luoghi di lavoro"

9 aprile 2020 - “La comunità scientifica ed il Governo devono sciogliere il nodo sugli strumenti di controllo dello stato di contagio dei lavoratori in vista dell’imminente avvio della Fase 2”. È quanto afferma il Segretario Confederale della Cisl, Angelo Colombini, Responsabile del Dipartimento salute e sicurezza sul lavoro. “Le fughe in avanti di alcune Regioni e Comuni, che senza garanzie univoche di efficacia stanno avviando test di screening su popolazione volontaria, non possono essere a lungo tollerati, in un momento così delicato della ripresa”, aggiunge il sindacalista.

“Rischiare di vanificare gli sforzi fino ad oggi fatti con un lungo lockdown di persone e attività lavorative, per poi sacrificare tutto, non può essere concesso. In tre giorni, le Parti sociali, in sinergia con il Governo, spinti da volontà coesa e determinata, hanno dato al mondo del lavoro, a livello nazionale, regole chiare ed operative con il Protocollo del 14 marzo. Oggi gli scienziati devono fare la stessa cosa: fare chiarezza ed esprimersi con voce unica su quali strumenti di screening occorre adottare per garantire una ripresa delle attivita’ produttive, tutelando i lavoratori dal possibile contagio. Starà poi nuovamente alle forze sociali prevedere in tempi rapidi le regole di gestione e di ricadute degli esiti di tali controlli. La gradualità nel rientro nei posti di lavoro non può creare lavoratori di serie A e di serie B. La base volontaria, nel mondo del lavoro, non può essere il solo criterio da adottare. Occorrono regole di gestione per i lavoratori che non potranno riprendere il lavoro perché privi di anticorpi, ma servono anche percentuali ridotte di falsi positivi e negativi e risultati rapidi e affidabili per non tenere ampi gruppi di lavoratori sospesi in attesa dei responsi. L’urgenza della ripresa non deve oggi far perdere il rigore e la fermezza con cui l’Italia ha dato prova di essere un grande Paese unito e responsabile. Se il pericolo di un contagio a catena di ritorno è dietro l’angolo, permettere nuove forme di discriminazione e di mancato rispetto dei diritti e della privacy delle lavoratrici e dei lavoratori, per atteggiamenti frettolosi, non può in nessun modo rappresentare il prezzo da pagare”.

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